Laurel Halo – Chance Of Rain

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
6.0


Voto
6.5

6.5/ 10

di Matteo Monaco

h4In casa Hyperdub (o alla corte di Kode9, che dir si voglia) è un momento di transizione. La fame degli esordi, placata a colpi costanti dalle scorribande di Burial, DJ Rashad e LV, deve fare i conti con la volatilità delle gerarchie discografiche. Un giorno sei in testa, il giorno dopo guardi con nostalgia la tua foto sulle pagine ingiallite delle riviste: l’ondata della nuova house e delle turbolente contaminazioni rock-elettroniche (con in testa, rispettivamente, Disclosure e Darkside) rischia di inghiottire l’alta marea della bass music di fine decennio. È ancora troppo poco per intimorire un’istituzione come l’etichetta londinese, ma è abbastanza per scorgere l’alba del giorno che verrà.

Come ipotizzabile, allora, è il turno del caos creativo di Laurel Halo. Stratega dell’eclettismo in studio e interprete sagace dietro al mixer, la Halo nei precedenti Hour Logic e Quarantine aveva usato il pennello grosso per dipingere i tratti essenziali di uno stile arioso, dalle ritmiche volutamente singhiozzanti. Senza, peraltro, mettere davvero a fuoco l’obiettivo di quello che sembrava – ascolto dopo ascolto – un raffinato divertissement senza le stimmate della completezza. Con Chance Of Rain, al terzo tentativo, non è ancora la volta buona: volatilizzate le aperture melodiche e ispessita la corazza basso-cassa, l’artista abbandona la strada witch-house di Hour Logic e si reinventa minimalista, scura, criptica contro le tentazioni del cabaret dai tratti kitsch che fu. Dall’ossessiva ripetizione di Oneiroi ai brandelli cerebrali manipolati in Thrax, pare perfino di riportare le lancette a degli ipotetici nineties a base di rave intellettuali: il movimento c’è, ma è confinato dentro le barriere pluri-ritmiche di un intreccio che si mostra più psicologico che fisico. Non è solo di danze nevrotiche, però, che si nutre il nuovo Chance Of Rain. Sarà davvero l’aria di novità di cui sopra, ma la suspence inarrestabile di Serendip e la cavalcata senza pace dell’omonima Chance Of Rain svelano che anche nel muro più liscio si trovano increspature, fessure, magari interi varchi. Tra la superficie lucida della evoluzioni espressive e la carica dirompente a volte costretta a mordere il freno (come nel potenziale urlo di Ainnome), questo nuovo, ancora incompleto compendio di idee non sembra avere la coerenza e la forza necessarie a segnare la rotta di una nuova ondata di bass music. Ma l’ispirazione e il piglio che ispireranno quell’album che verrà, probabilmente, sono già tutte qui.

(25/11/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.