Lacuna Coil – Dark Adrenaline

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.5


Voto
7.3

7.3/ 10

di Edoardo D'Amato

Il metal è un genere che in Italia è da sempre un po’ fra color che son sospesi: i gruppi stranieri che esportano la loro musica nel Belpaese fanno successo, mentre a livello nazionale i gruppi rimangono nella nicchia della musica nostrana. Un tempo era così anche per il rap, anche se ora sembra un genere che ha definitivamente fatto il salto di qualità nei gradimenti di giovani e non. C’è però un gruppo rock metal(guai a dire gotico perchè la band e i fan non si sono mai riconosciuti totalmente nel genere) che ha fatto il botto a livello nazionale ma sopratutto è conosciuto a livello internazionale. E il 24 Gennaio è uscito nei negozi di dischi il nuovo album dei Lacuna Coil: Dark Adrenaline è il sesto lavoro in studio per la band milanese, anticipato dal singolo Trip the Darkness. Il disco, registrato fra Milano e Los Angeles, è composto da 11 tracce che si possono definire più “graffianti” rispetto a quelle del precedente Shallow Life, infatti il titolo esplica al meglio l’intento del gruppo: come ha specificato la cantante Cristina Scabbia, le sonorità sono certamente molto più dark, oscure, e si sente maggiormente l’eco del vecchio stile Lacuna. Si tratta dell’album della maturazione, già iniziata nel 2006 con Karmacode: il sound della band si è certamente evoluto in questi anni, accantonando un po’ quelle sonorità troppo hard per abbracciare in particolare l’alternative, e questo non è stato apprezzato dai fan originari. Ma spulciamo l’album nei dettagli: Trip the Darkness è il classico singolo per rompere il ghiaccio che fa capire all’ascoltatore che non si tratta più dei Lacuna Coil di In a Reverie, e che il gruppo si è sviluppato e evoluto. Kill the Light, secondo singolo uscito, ha invece ben poco di oscuro e ciò che rimane impresso è innanzitutto la voce di Cristina Scabbia. E’ lei l’indiscutibile volto immagine della band, la cui voce ha raggiunto una sorprendente alchimia con l’altra voce della band, Andrea Ferro. Le atmosfere si fanno più cupe con Intoxicated, con le chitarre di Marco Biazzi e di Cristiano Migliore, e più hard in I Don’t Believe in Tomorrow. Il vero capolavoro dell’album è senza dubbio l’epica My Spirit: l’intro iniziale sembra ricordare i Metallica di The Unforgiven. Certo, le note negative non mancano: intanto la cover di Losing My Religion dei REM è davvero poco azzeccata, nonostante il coraggio della band nel cimentarsi in mondi completamente diversi. Insomma, non riusciranno a ripetere il grande successo di Enjoy the Silence. E poi ci sono pezzi non proprio definibili capolavori, come ad esempio Fire. Il giudizio rimane comunque positivo: il disco, prodotto da Don Gilmore(già storico produttore dei Linkin Park, Pearl Jam, Bullet For My Valentine e Good Charlotte), è un buon lavoro. Ma non siamo totalmente d’accordo con Cristina Scabbia: questo sesto album, più che un ponte fra vecchio e passato, sembra essere un vero e proprio taglio, anche se non proprio netto, ma questo già si avvertiva nei precedenti lavori, a partire da Karmacode.

(30/01/2012)

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Edoardo D'Amato
Edoardo D'Amato

Direttore. Classe 1990, ho visto nascere OUTsiders e ora cresce insieme a me. Collaboro anche presso il network www.fantagazzetta.com.

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