La Fame Di Camilla – L’ Attesa

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
6.8

6.8/ 10

di Redazione

È uscito il 31 gennaio il terzo album de La Fame Di Camilla pubblicato su etichetta Universal Music e prodotto da Fabrizio Barbacci.

L’ attesa: è questo il nome che Ermal Meta, Giovanni Colatorti, Dino Rubini e Lele Diana hanno scelto per il loro ultimo lavoro e rappresenta come dice il cantante della band, “La condizione generale della nostra generazione, parcheggiati nella corsia di emergenza, in attesa che qualcosa accada”.
In realtà l’attesa c’è stata: l’album infatti esce due anni dopo Buio e Luce. In questi due anni ne sono successe di cose: dal Festival di Sanremo 2010 al palco dell’ Heineken Jammin Festival, dall’apertura dell’ Italia Wave al riconoscimento come miglior gruppo rivelazione dell’anno nel 2010, ai più di 150 concerti in giro per l’Italia.
Ed è proprio da questi due anni di live passati tra strade, palchi, vite incrociate e ore di viaggi in furgone che sono nate le storie de L’attesa.
È un disco che suona e parla “dal vivo”: i brani sono cicatrici che i quattro ragazzi pugliesi hanno sulla loro pelle, ricordi e pensieri che li fanno commuovere e sorridere.
La musica è quella a cui la band ci ha abituati: sonorità pungenti si accostano ad arpeggi morbidi e delicati, rendendo il lavoro fruibile ma sicuramente non commerciale, ad eccezione di due brani, Bye Bye Baby e il primo singolo Susy e l’infinito che sospendono la profondità dell’album donandogli un tocco di leggerezza.
I testi sono ricercati e originali, scritti perché sentiti e vissuti più che per arrivare a colpire chi li ascolta e proprio per questo penetrano dentro e arrivano a toccare gli angoli più nascosti dell’anima.

E ora è il momento di raccontare questo disco, le sue storie, in netto contrasto con il senso di immobilità del titolo.
Non è difficile ritrovarsi in queste tracce, rivedere lembi di vita, ricordi che riaffiorano alla mente mentre i brani scorrono.

Il disco si apre con La stagione dell’amore silenzioso che ci butta direttamente nel ritmo incalzante di queste corse senza voltarsi indietro, attraverso le stagioni che passano e lasciano un segno, con la voglia di rivalsa di chi sogna per sé qualcosa di meglio.
La seconda storia ci parla con suoni rassicuranti di arrivi e partenze, di persone che si allontanano e di qualcosa di nuovo che inizia, di amori che sono fatti per finire anche se ci hanno dato tanto e che porteremo “nel cuore se non smetterà di battere”, infondo “non è un addio, è solo crescere”.
La terza traccia è Solo una Scia energica e decisa, quella che lasciano le persone importanti quando vanno via, quelle che non vorresti mai perdere e tenti di seguire cercandole in una parola o in un gesto.

È la volta di Rivoluzione, la storia di tutti noi, immersi con i piedi nel fango di questa realtà che ristagna e non da risposte, con la voglia e il coraggio di reagire “per dare vita ad un altro mondo”.
Poi incontriamo Susy e il suo sguardo laconico e sfuggente, una ragazza come tante che si avvicina e subito dopo “guarda l’infinito e vola via”.
La sesta storia racconta la nostra parte fragile, quella che ha paura, quella migliore, quella che urla, quella che si difende ma anche quella che si scopre quando decidiamo di lasciarci andare completamente a qualcuno, sperando che non si faccia del male.

Astronauti è di un percorso da fare in due, un viaggio verso l’ignoto, verso “stelle nuove da esplorare, verso le mete più immaginate”, comminando insieme. È forse il brano più difficile dell’album, con le minuzie musicali più ricercate e gli inserti strumentali più toccanti.

C’è anche Giuda in questo album, la parte più meschina di noi, l’anima mercificata per 30 denari, quella che tradisce, che sbaglia e che mente ma che riconosce i suoi errori nel dolore del rimorso.

Tra le corde della chitarra, “Niente che ti assomigli” ci canta con dolcezza disarmante degli amori indissolubili, del bene illimitato che ci porta a proteggere l’altro, di persone che continueranno ad esserci, oltre i confini del tempo e dello spazio.
Il decimo brano ci mette di fronte al miracolo di una nuova vita che viene alla luce, che dirada tutti i dubbi, ci mostra le emozioni che “Un uomo” prova tenendo la propria figlia tra le braccia, che sono più grandi di tutte le sofferenze e i dolori che la condizione umana gli impone.
L’altra metà è quella parte di cuore che non siamo riusciti ancora a dare quando una persona decide di lasciarci, la metà che vive di nostalgia tra le note di un pianoforte, è quella parte di noi che non si rassegna, che vorrebbe essere ancora in tempo, che spera in un ritorno.
Bye Bye baby è lo scanzonato saluto di un uomo che non vuole legami, che vuole viversi l’estate in totale libertà, prendendosi una pausa dall’amore e partendo da solo alla scoperta di nuove mete.

In chiusura c’è il brano più acustico dell’album, impreziosito dal suono degli archi è la storia di un uomo che sente di non meritare l’amore di una donna che è per lui “Un pezzo di cielo in più” sulla terra.

È Due Lacrime la ghost track dell’album in versione digitale, la storia quasi sussurrata di qualcuno che ha perso qualcun altro e che spera di ritrovarlo “sulle strade della solitudine”, ma lo invita a non piangere e a lasciare nella sua vita lo “spazio per un sorriso”.

La Fame di Camilla si è confermato uno dei gruppi più promettenti nel panorama della musica italiana, che riesce a raccontare in modo non banale e distintivo il meglio e il peggio di noi, ciò che siamo stati e ciò che saremo, i nostri dubbi, pensieri, rimorsi, errori e sentimenti.

(06/02/2012)

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