La cura di Björk

di Edoardo D'Amato

A sette anni dall’ultima “Volta”, Björk torna in Italia per presentare il suo ultimo “Vulnicura”. Per il momento è confermata un’unica data: mercoledì 29 luglio all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

UNA, DIECI, CENTO BJÖRK

Troppi aggettivi sono stati spesi per descrivere Björk Gudmundsdottir: chanteuse dei ghiacci, folletto, elfo e cartone animato sono solo alcuni appellativi che le sono stati affibiati. Esiste addirittura una swedish brasserie ad Aosta e Milano che porta (in suo onore?) il nome “Björk”, che in lingua lappone significa “betulla”. Fin dall’inizio, da quel “Debut” fulminante, Bjork è sempre stata una personalità impossibile da etichettare. Dentro la sua musica c’è una commistione di generi difficile da inquadrare: c’è la tradizione classica imposta dalla famiglia e mai dimenicata nel corso della sua opera (le amate sinfonie d’archi di “Homogenic“), la drum machine e l’elettronica macchinocentrica figlia dei Kraftwerk ( già presenti in “Post” e sempre in “Homogenic”), il trip hop e ovviamente il pop. Il tutto reso iresistibile da collaborazioni sempre al passo con i tempi (Tricky-Timbaland-Arca in rigoroso ordine discografico) , da una voce unica, agonizzante e sensuale allo stesso tempo e da un’attenzione maniacale per la propria immagine (cover opere d’arte, splendidi videoclip e interpretazioni cinematografiche da Palma d’Oro, vinta nel 2000 per “Dancer in the dark” di Lars Von Trier).

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IL FOLLETTO AL MUSEO

Per celebrare questa straordinaria cantante/attrice/modella e via discorrendo, il MoMA di New York, uno dei più importanti musei di arte moderna e contemporanea del mondo, le dedica una particolare retrospettiva. Oltre vent’anni di carriera: è questo che vuole raccontare la mostra; quindi non solo la musica, ma soprattutto i video, gli eccentrici costumi e altri oggetti e installazioni particolari. Sarà un evento esclusivo: infatti saranno ammessi solo cento visitatori alla volta. Culmine dell’esposizione sarà una narrazione biografica scritta dalla stessa Bjork e dall’autore Sjón Sigurdsson, coadiuvata da un’opera audiovisiva realizzata dal regista Andrew Huang e dal designer 3D Autodesk. Per promuovere l’appuntamento è stato diffuso un trailer, che farà parte dell’installazione video principale della mostra, chiamata “Black Lake”: nel video Björk canta l’omonima canzone, tratta dal suo ultimo disco.

 

LA (VULNI)CURA

Una ferita (vulnus) e la ricerca disperata del migliore rimedio (cura): così Björk si appresta alla scrittura di “Vulnicura”, che esce a quattro anni di distanza dall’ultimo non entusiasmante “Biophilia”. L’artista islandese non aveva forse mai affrontato un bivio del genere: relegare ancora una volta la scrittura a semplice comprimaria o sparigliare le carte? Buona la seconda: “Vulnicura” è un lavoro essenziale, ricco di canzoni nella loro accezione tradizionale e molto autobiografico. L’artista stavolta guarda prima a sè stessa che al mondo circostante: è una donna scossa da un matrimonio fallito e forse la cura più adatta è un introspettivo songwriting. Certo, la produzione affidata ad Arca (vedi l’exploit di FKA Twigs) e a The Haxan Cloak – il meglio sul mercato per ciò che concerne l’intelligenza elettronica – si sente (a tratti) ma quello che conta è che Bjork ci consegna un disco onesto, non certo la sua migliore prova ma comunque a sprazzi interessante. Non c’è più spazio per ragionamenti sull’universo come in “Biophilia”, ora Bjork sente il bisogno di indagare innanzitutto sui propri tormenti interiori. Smettere per un momento i panni dell’elfo lappone per mettere quelli di una donna reale: è questa la cura bjorkiana.

BIO

(27/02/2015)

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Edoardo D'Amato
Edoardo D'Amato

Direttore. Classe 1990, ho visto nascere OUTsiders e ora cresce insieme a me. Collaboro anche presso il network www.fantagazzetta.com.