Kylesa – Ultraviolet

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.5


Voto
7.5

7.5/ 10

di Matteo Mezzano

Recensire un disco dei Kylesa richiede tempo. Molto tempo. Prima lo ascolti. Poi riavvolgi il tutto e rifai da capo per una ventina di volte. Poi ti fai una camminata, magari fumandoti un sigaro per lasciar ragionare la mente. Poi ti ributti a capofitto nell’ascolto. E alla fine della procedura scopri che c’è sempre ad ogni riascolto una sfumatura nuova, e come in un cammino catartico riparti ancora, tentando di cogliere tutto, ogni vibrazione, ogni sfumatura, ogni rumore di sottofondo. E questa tiritera la ripeto dal lontano Time Will Fuse Its Worth (primo loro album che abbia ascoltato).

Ultraviolet è un ottimo album, un concentrato di melodie sognanti ed estranianti (senza troppe parole Unspoken), di alto livello tecnico e compositivo, come ci si poteva aspettare dopo Spiral Shadow. Ed è forse questa la pecca più grande del disco, non si percepisce un netto distacco dal precedente e ne sembra quasi una prosecuzione, viene a mancare la forte spinta innovativa a cui ci avevano abituato. Ma la domanda è: è una cosa negativa in maniera assoluta? La risposta che mi sono dato è un convinto no. Alla fine della fiera pur essendo assenti manifeste innovazioni, va riconosciuta la presenza di alcune interessanti evoluzioni, come ad esempio l’aumento della “dose di psichedelia”  e il potenziamento delle sezioni melodiche o la sempre maggiore preponderanza della fantastica voce di Laura (in Vulture’s Landing mi son emozionato lo ammetto). Non rivoluzionerà il panorama sludge, ma da qualche punto si dovrà pur partire, e poi alle volte è molto meglio fare un breve arrocco su solide posizioni per poi preparare un’avanzata in grande stile, giusto per valutare la bontà delle proprie idee se non appieno convincenti: non sempre osare è la scelta migliore (che sembra una frase da versione di latino ma tutti ci ricordiamo di Load [Metallica], In Waves [Trivium]Post Mortem [Black Tide]). In conclusione mi sento di consigliare a tutti questo Ultraviolet, sia ai fan di lunga data sia a quelli che vogliono avvicinarsi a questa band (o perché no a questo genere) con l’augurio che il prossimo album sia un deciso passo avanti (fatto con raziocinio si intende).

(04/07/2013)

Commenta
Matteo Mezzano
Matteo Mezzano

22 anni, studente di Ingegneria Nucleare al Politecnico di Torino, batterista occasionale.