Sigur Rós – Kveikur

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
6.5


Voto
6.5

6.5/ 10

di Valentina Battini

sigur ros

Dopo un anno dall’uscita di Valtari,  i Sigur Rós tornano sulle scene con Kveikur, il primo disco realizzato senza il barbuto polistrumentista Kjartan Sveinsson, insieme al gruppo islandese dal 1998.
Un’attesa lunga, addolcita o resa ancor più estenuante dai singoli Brennisteinn e Ísjaki, che hanno reso i fans i primi testimoni di una inversione di tendenza.
Infatti Kveikur è un album piuttosto sorprendente e di rottura con il cammino musicale fin’ora percorso dalla band islandese.
I toni si induriscono, si fanno più metallici ed elettronici, creando una commistione di doom e dream rock; il tutto sempre sullo sfondo delle parole incantate di Jonsi.
Certamente non mancano gli accenni di magia che ricompaiono con la terza traccia dell’album Yfirborð. Sibili,vocalizzi ed archi; echi orchestrali ed elettronici si sposano per una performance che ricalca la natura della loro stessa terra, la fusione di acqua e fuoco. L’impeto irruento e stridente di Brennistein si riversa immediatamente nella traccia che dà il nome all’album. Riverberi e sciabordii di sonorità post-rock unite a quelle del metal più profondo, scandite da una batteria violenta.
Frammenti delle sonorità originali del gruppo si ritrovano invece in Var, che si configura come il rifugio che placa la fiamma dello stoppino ardente, con la sua struggente musicalità.
Kveikur è un album che canta la materia, dall’ossidiana allo zolfo, fino al ghiaccio, per configurarsi come un concept di elementi ancestrali che compongono la terra d’Islanda, cancellando parte dei giorni sognanti in cui Jonsi cantava in vonlenska (lo “speranzese” che ha contraddistinto le liriche della band di Reykjavik), che ricompaiono qua e là come flebili spruzzi di vapore. Non a caso questo disco spezza l’immobilismo contemplativo tipico della produzione dei Sigur Rós per farsi più drammatico ed epico, osando con l’elettronica, plasmando suoni energici e pesanti. Chissà se questa violenza compositiva sarà la nuova strada creativa intrapresa dai Sigur Rós; non ci resta che attendere e goderci questa virata musicale.

(19/06/2013)

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Valentina Battini
Valentina Battini

Studentessa di giurisprudenza all'università di Catania e scrittrice a tempo perso con l'insana tendenza ad intrufolarsi in camerini e backstage. Appassionata di rock,indie e alternative.