Koza Noztra – Cronaca nera pt. 2

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Luca Nasetti

Anche la musica può diventare un movimento, non necessariamente politico ben intesi, ma narrativo, indirizzato alla constatazione dei fatti. Una volta detto tutto ciò che c’è da dire, una volta esauriti gli argomenti e presa coscienza della dura realtà, si può anche sparire dalla circolazione. Niente di più, niente di meno. Questo lo scopo. Questa la strada. Questo il viaggio intrapreso dai Koza Noztra: raccontare con il metal la decadenza inesauribile di un paese, quale l’Italia, schiacciato dalla morsa dell’ “inevitabilità del delitto”. Con queste parole la band presenta il suo secondo album Cronaca Nera pt. 2 che si inserisce nel loro progetto di “concept band”: dieci anni di tempo per raccontare “l’inesorabile sfascio morale e materiale che non può essere né frenato né ritardato, ma solo ricordato in musica per i posteri” e poi tanti saluti ai suonatori. Ora, l’interesse che suscita il gruppo può essere classificato in due tronconi: quello puramente musicale e quello socialmente provocatorio. Per l’incisività dei testi il secondo surclassa decisamente il primo. Il brano Diretta stupro ne è un piccolo esempio: una fucilata di due minuti di puro heavy metal (e fino a qui nulla di nuovo), il testo invece è un medley dei peggiori servizi tratti dai Tg nazionali su donne vittime di violenza. Non basta: in sottofondo un continuum di gemiti femminili durante un coito in diretta.

Diventa difficile a questo punto trarre un giudizio musicale seppur blando e superficiale dell’album, perché la band punta soprattutto e sembra tenerci in modo particolare alla sua missione che qui riportiamo con le sue stesse parole: “è la televisione il grande moloch (della band, ndr), lo schermo diventato generatore della nostra realtà, paradigma di tutti i mass-media e parte integrante dei nostri organi di senso, come profetizzato da James Cronenberg in Videodrome (1983). Persino il delitto non è più tale se non c’è in televisione”. Ci piace osservare che il metal o il rock, anche nel 2014, sia il genere musicale che più si addice per denunciare, criticare e raccontare tutto ciò che “suona male” o che nella realtà “stoni”. In particolare contro certi ideali e valori a loro volta distrutti perché non c’è redenzione. E per questo molto spesso incompreso o addirittura censurato: la band è stata cancellata dal programma del Festival Metal Disorder di Pogliano Milanese nel 2009 per “incompatibilità religiosa e politica”. Alice Cooper, Slayer, Marylin Manson, Old Man’s Child e chi più ne ha più ne metta ne sanno qualcosa (molto spesso boicottati da perbenisti e puritani). L’elemento, infine, che rende tutto molto più accattivante o irritante (per par condicio) è sicuramente la teatralità con cui i Koza Noztra si mostrano e che rende il tutto ancora più romanzesco.

(02/03/2014)

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Luca Nasetti