Koreless – Yugen Ep

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
5.5


Hype
6.0


Voto
5.8

5.8/ 10

di Matteo Monaco

L’avevamo lasciato a bazzicare per i vicoli dell’uk-garage di 4D e l’avevamo incontrato tra i ricami ossessivi del successo di Up Down Up Down, prove in cui la qualità del sampling riusciva a più riprese a schivare il crepaccio della banalità. Lo scozzese Koreless, sotto il marchio di qualità della Young Turks, non si era spinto oltre un lavoro di maniera sulle tendenze di iper-definizione già rodate dai pesi massimi albionici – con Jon Hopkins a guidare il gruppo. Il passo successivo – quello di un album vero e proprio – sarebbe stato questione di genio, o in caso contrario avrebbe fatto strada al buio che accompagna le brevi celebrità.
L’ep di Yugen è la risposta, con tutti i limiti dettati dalla brevità e dalla confusione di una cifra stilistica in via di maturazione. E la prima risposta che ci offre è un sonoro dietrofront rispetto alle velleità cripto-danzerecce delle prime prove, in favore di una piccola rivoluzione arpeggiata che prende il la dalle prime note di questa nuova uscita. Scompaiono i beats e sono benvenute le sole tastiere: note piene, tic industriali e tasti battuti ad imitare una cassa che non c’è, ed ecco il Koreless formato 2013. Più vicino ai Kraftwerk cosmici che alle sfuggenti ritmiche di un Four Tet, per quanto la ricerca melodica di Yugen ricordi a tratti le movenze dell’acclamato Rounds. Sperimentazione, sì, e qualche sopracciglio alzato sullo strano connubio di libertà e integralismo che scaturisce da questi mini-set in odore di intelligenza artificiale. A metà strada tra l’atmosfera delle prove libere e un orgoglioso sfoggio di sè, Yugen al tempo stesso convince e si sciupa nella ripetizione di una forma che pare promettere più di quanto stia ad oggi mantenendo: alla poesia polifonica di Never si contrappone la scialba reiterazione di Nosun, quando a dividerle non è la forza della proposta quanto quello che pare un diverso spirito di composizione. E non è un caso unico: anche Ivana, gemella non riconosciuta di Sun, sembra difettare della sola convinzione di chi l’ha messa al mondo.
Il risultato è che l’interessante piano di costruzione melodica  di Yugen può aprire un vasto territorio di caccia per Koreless, quando ancora cede il passo sul campo di un’omogeneità di fondo che non caschi in un fondamentalismo caotico. Troppo cervello e poco spirito, in un’equazione che lo scozzese potrebbe azzeccare già al primo appuntamento sulla lunga distanza.

(18/08/2013)

Commenta
Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.