KNHBTZ – Astrobeatz

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
7.8

7.8/ 10

di Matteo Monaco

Mitya Bushuev è un ragazzo francamente noioso. Vive a Barnaul (sì, Barnaul, uno di quei posti che solo Wikipedia o una scarrozzata  bohemién in Transiberiana possono farti conoscere) insieme alla fidanzata, probabilmente dorme sotto il tetto dei genitori. Uno di quelli che alla fine della sessione di esami si fa una birra di troppo con gli amici dell’università. È così noioso che quando intrattieni una chat con lui, tra una domanda di circostanza e  qualche smielata filippica sul valore della sua musica, ti senti inquisitorio come il maestro delle elementari quando chiede chi è stato a far sparire i gessetti della lavagna durante l’intervallo. Finisce che ti congedi, pensando a quanto invece sarebbe stato bello parlare con KNHBTZ, l’alter-ego spavaldo del buon Mitya, per tirare in ballo una dozzina di buone questioni sul suo ultimo Astrobeatz.
Ce ne sarebbero tantissime, perchè il lavoro di KNHBTZ rimane ignoto quanto la regione siberiana da cui proviene. “È la Siberia, tovarish“,  come direbbe il cattivo di un film d’azione russo, se solo l’industria culturale di Hollywood ci avesse trasmesso le sue storie dalle foreste dell’Est e non dall’assolata California. Macchè, noi della Siberia conosciamo solo un malloppo di stereotipi da cortina di ferro: ci limitiamo al meteorite di Tunguska, alla mitica Vladivostok che si affaccia nel Pacifico, ai russi di sangue mongolo che governano il bestiame, sommersi  letteralmente da una neve accecante.
Cosa significherà allora questa sconosciuta Siberia per l’indietronica macchiata dall’hip-hop di KNHBTZ? “Credo che la mia fidanzata influenzi la mia musica più di quanto non faccia il posto da cui vivo”, ci risponde, mentre immaginiamo il suo sorriso di scherno. Ok, allora non parliamo di quanto sia pazzesca e interessante la circostanza in cui uno slavo riesce a riprodurre un anima black che è totalmente estranea (se non opposta) alle sue radici culturali e geografiche. Bè, allora perchè KNHBTZ, e cosa significa? “È solo la trasposizione della parola Kanahbeatz, privata delle vocali”. Semplice, che domanda stupida. Capiamo anche che non esiste un collegamento a doppio filo tra i ritmi spezzati e le atmosfere lounge presenti in Astrobeatz con, ad esempio, la scuola dell’IDM britannica e gli odierni pruriti electro-jazz che scuotono il Vecchio Continente.
Cerco solo di fare qualcosa di nuovo e di trovare me stesso in questa vita“. Ecco la stoccata finale, quella del congedo di cui sopra. Ci hai illuso, KNHBTZ. Ci hai illuso che in Astrobeatz si fosse creato un estemporaneo scambio tra la solitudine della Siberia e l’iper-cablato, sovra-comunicante cosmo di idee di questo Occidente. Ci hai illuso mettendo a punto gli affascinanti barocchismi del precedente Ep Cosmonavtika, fissando con viti salde l’esperienza di Beattape – A Side. Ci hai illuso, inducendoci a fantasticare di baccanali nella steppa officiati dagli Air di Talkie Walkie, stretti in cerchio con il dj-romanziere L’Orange e  con il pingue Gramatik, tutti intenti a sistemare le macchine del suono insieme al franco-asiatico Onra. Ci hai illuso, facendoci immedesimare nella vita dura dei chruščëvka di Barnaul (i condomini a blocchi nati per ospitare gli operai dell’ex URSS) dove ti immaginavamo a disegnare sul pentagramma una tua Harlem post-sovietica.
Se niente di tutto questo era vero, resta la  musica. Una grande, piacevole illusione che purifica la noia di ogni conversazione online.

(16/10/2012)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.