[REVIEW] Klaxons – Love Frequency

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
6.5


Voto
6.5

6.5/ 10

di Simone Picchi

klaxons-2014

Myths of Near Future aveva fatto gridare al miracolo, debutto dal successo mondiale e capisaldo di un movimento musicale tra psichedelia, velocità punk e ritmi dance, capace di unire due mondi separati come rock ed elettronica. Sono passati sette anni dal clamore scatenato da quell’esordio nella quale la band aveva perso la bussola con un secondo disco pensato e registrato tra mille problemi e cambi dell’ultimo minuto, che sembrava essere il preludio ad uno scioglimento.
Questo terzo lavoro traccia una linea di distacco con il passato per lanciarsi in un nuovo inizio. L’opener New Reality ne conserva qualche traccia, ma cambiato e destabilizzato da synth figli dei primi MGMT con sprazzi electro, il singolo Show Me a Miracle riprende le sonorità care ad XXYYXX, The Dreamers le atmosfere dreampop degli ultimi anni mentre There Is No Other Time e Invisible Forces ricordano da vicino la freschezza dei Foster the People. Trovano spazio featuring eccellenti in fase di produzione: Peter Murphy (LCD Soundsystem) nell’house in Out of the Dark e Tom Rowlands (The Chemical Brothers) nel big beat di Children of the Sun.
Arrivati ad un bivio cruciale i Klaxons hanno deciso cambiare faccia, reinventandosi guardandosi intorno in una scena musicale in continuo movimento. Love Frequency è un album assimilatore e non d’impatto (nonostante la proposta musicale), una sorta di Anno Zero per i tre londinesi, il punto di svolta dalla quale ripartire. Non è la morte musicale dei Klaxons, ma la loro resurrezione.

(26/07/2014)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.