Klaus Schulze – Shadowlands

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.0


Voto
7.8

7.8/ 10

di Marco Marzolla

Klaus Schulze. Forse non basterebbero decine di volumi a spiegare l’importanza che questo signore ha avuto per la musica europea. Sono passati quasi cinquant’anni dai tempi in cui le mastodontiche macchine dell’ ing. Moog comparvero sui palchi europei, davanti a platee stordite dagli assurdi suoni monofonici generati da esse. Bisognava essere dei veri e propri tecnici del suono per riuscire a districarsi tra le mille manopole degli oscillatori di quei giganteschi e complicatissimi, ma ancora insuperati sintetizzatori. Proprio in quel periodo, quando in Inghilterra un giovane Keith Emerson si cimentava nel mescolare sonorità classiche con quei primitivi suoni sintetici, in Germania nasceva una corrente parallela, distante dagli intellettualismi del progressive, ma pervasa da una sorta di misticismo lisergico, che portava alle conseguenze estreme gli esperimenti spaziali dei Pink Floyd “Barrettiani”. In questo fermento psichedelico, per opera di un ragazzo poco piu che ventenne, un certo Klaus Schulze, il rock viene trasportato nello spazio, a vagare tra nebulose e stelle implose. Nasce la Kosmische musik, la musica spaziale e fortemente evocativa che avrà come alfieri i Tangerine dream, gli Ash Ra Tempel (in cui lo stesso Schulze militava), i mistici Popol Vuh e ovviamente Schulze stesso con i suoi circa 50 dischi solisti. L’opera di questo pilastro del rock si può sintetizzare in quello che universalmente è riconosciuto come il suo capolavoro: Irrlicht, che in quasi 80 minuti di suggestioni cosmiche mescola in maniera sbalorditiva infiniti tappeti sinfonici e gelidi suoni elettronici.

Sono passati molti anni da quei tempi leggendari per il rock, le collaborazioni sono state tante (importanti in questo senso sono i vari The Dark side of the Moog) e molti artisti, spinti dalla febbre sintetica tedesca, hanno intrapreso la strada della musica elettronica: da Eno a Bowie, da Robert Fripp a Jean Michel Jarre. Tuttavia il tocco di Schulze è sempre immediatamente riconoscibile, poco influenzato e forse poco influenzabile dalle correnti musicali che in quattro decenni si sono avvicendate.

Shadowlands esce a 41 anni da Irrlicht. Il tempo pare aver fatto tornare il cosmonauta del Moog definitivamente sulla Terra. I brani infatti, sembra assurdo da dire, hanno qualcosa di estremamente terreno o per meglio dire terrestre, non evocano più sterminati spazi siderali, ma enormi praterie e lande desolate, andando a creare uno strano impasto, a tratti addirittura etnico. Si delineano cosi i contorni di un particolare sotto-genere della musica psichedelica, una sorta di kosmische musik etnica, che addirittura, in Tibetanian loops osa campionare e filtrare quelle che sembrano litanie di monaci orientali, mescolando la world-music, con violini celtici e walls of sound creati da decine di pad ambient.
Geniale ancora adesso, dopo più di 40 anni, in un’epoca in cui per fare musica non serve avere talento, ma semplicemente un iPad.

(04/03/2013)

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Marco Marzolla
Marco Marzolla

Studente di medicina alla facoltà di Medicina e Chirurgia presso le Molinette di Torino. Batterista della band post-rock Acid Food.