[REVIEW] Kippi’s – Semplice come nuvole

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
6.5


Voto
6.5

6.5/ 10

di Nancy Armentini
kippi

I Kippi’s, usciti su Sickroom Records

Semplice come nuvole è il titolo dell’album d’esordio dei Kippi’s, trio cuneese formato da Daniel Mana (voce e chitarra), Andrea Mancuso (basso) e Roberto Ambrassa (batteria), ed edito dall’etichetta americana Sickroom Records. Il rock intenso e denso della band è evidente sin dalla prima traccia del disco, L’evoluzione della specie: una marcia incalzante e torpida, il cui ritornello risulta efficace sin dal primo ascolto. Si susseguono le atmosfere malinconiche di Lady, incorniciate da un basso potente e corposo, a tratti il brano ma, soprattutto il timbro vocale, richiama alla mente una certa produzione di Manuel Agnelli e Co. Riff iniziale ed elementi elettronici si intrecciano in Noia Bara, ipnotica sia nella musica che nel testo, difficile non rimanerne ammaliati, mentre l’atmosfera si fa intima e racchiusa nella lirica di Pornospirituale, a cui segue Festina Lente, il cui sound si rincorre e si intreccia tra bassi, chitarre e distorsioni. Con Monocromo, il ritmo è cadenzato da casse e rullanti che creano una marcia ripetuta e alienante, specchio perfetto per quelle “anime monocromo” lamentate nel canto. Un mare di petali chiude il lavoro della band, ancora attraverso i riff tanto amati dai tre, aggiungendo luce al pezzo grazie alla presenza del suono di un’armonica. Tutti i brani si succedono in maniera fluida e lineare, incastonandosi in un disco ricercato (la scelta di registrazione in analogico è la cifra stilistica della band che ha scelto di pubblicare in formato vinile) sia negli arrangiamenti che nei testi, tuttavia – per un album che gioca sui riff – il rischio è quello di incorrere nella ripetitività e, infatti, il limite del lavoro dei Kippi’s sta proprio qui: tornando sempre sugli stessi passi si rischia di annoiare. La band, nonostante le premesse iniziali (ottime liriche, un timbro vocale penetrante e una certa profondità e corposità dei bassi), sforna un disco a cui, sul più bello, sembra mancare qualcosa e dove nessun brano riesce davvero a splendere e lasciare il segno.

 

 

(10/07/2014)

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Nancy Armentini
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