King Krule – 6 Feet Beneath The Moon

Scheda
Rispetto al genere
5.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
5.0


Voto
5.0

5/ 10

di Matteo Monaco

Di King Krule si discute da un anno o due, sicuramente dopo la nomination al BBC-iano Sound of 2013, un posto dove quest’anno il primo posto era conteso da nomi come Savages, Palma Violets, Tom Odell e The Weeknd. Poi è arrivato l’influente cameo sotto l’ala più esperta dei Mount Kimbie – con pezzi che stanno già aiutando a definire le (ottime) sorti dell’annata elettronica, You Took Your Time in primis – e per il ragazzino dalla voce grossa è giunta l’ora di esordire in proprio. Per mettere a fuoco un talento che non è fatto solo di capacità vocali, ma anche di suggestioni stilistiche e di atmosfere per ora assaporate solo in parte.
Con 6 Feet Beneath The Moon si trattava infatti di coniugare gli echi dark-wave che hanno plasmato il King Krule artista con l’attitudine ad un flow marcatamente hip-hop, già sperimentato sopratutto con i Kimbie, in una miscela ricca che pesca a piene mani dai primi ’80 – sia sotto i balconi di Buckingham Palace che per il lastrico black di Harlem.
Insomma era questione di fare il botto, ma quel botto non c’è stato. Sopratutto a causa della sempre più evidente somiglianza con le timbriche del primo Joe Strummer, dalla quale (per uno strano gioco di identità e memorie) ci si aspetterebbe un ritmo più sostenuto e qualche incursione in territori punky, 6 Feet Beneath The Moon sta un po’ in basso rispetto alla Luna a cui vorrebbe accostarsi. Dagli arrangiamenti paludati – ma non per questo poco piacevoli – di Neptune Estate e di Ceiling, passando per l’interessante esperimento quasi-jazz di A Lizard State, che conferma la poliedricità (e il gusto) di un artista che non ha ancora raggiunto le venti primavere.
È per questo che King Krule non ha (ancora) raggiunto la formula che sappia bilanciare tensione e distensione, eleganza e ruvidezza: 6 Feet Beneath The Moon si arena troppo spesso in sacche di noia e in buone idee dal gusto acerbo – come nella splendida graffiata di Easy Easy. Il tempo per maturare, però, non manca.

(26/09/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.