Kendrick Lamar – Good Kid, m.A.A.d. City

Scheda
Rispetto al genere
9.0


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
9.0


Voto
9.0

9/ 10

di Lorenzo Li Veli

Non è facile sopportare la pressione per essere considerati uno dei migliori talenti giovani in circolazione, un peso massimo su cui puntare nel futuro prossimo. E’ complicato rispettare le aspettative, dopo un esordio col botto (Section .80), la firma con la Aftermath (l’etichetta di Dr. Dre, per intenderci) per sé e per tutta la crew, la Tod Dawg Entertainment, e l’annuncio del disco d’esordio, Good Kid, m.A.A.d. City. Un anno del genere rischiava di spezzare i nervi di Kendrick Lamar, giovane fenomeno di Compton, magari bollandolo come moda passeggera. Fortunatamente, il rapper dimostra di avere spalle larghe a sufficienza per reggere a questo peso madornale.
Eh sì, perchè Good Kid, m.A.A.d. City è un piccolo capolavoro, una ventata d’aria fresca, un prodotto che rassicura: non ci si era sbagliati su Kendrick. Il ragazzo ha un talento immenso e, al contrario di molti suoi colleghi, lo sfrutta al massimo. GKMC ha tutto: liriche, sonorità raffinate racchiuse in un tappeto sonoro coeso e completo, una storia da seguire, un perfetto storytelling. Il disco scorre omogeneo da capo a coda, passando da un campionamento di Janet Jackson (Poetic Justice con Drake), alla base retrò di Just Blaze in Compton. K-Dot è un abile storyteller, capace di incatenare un incuriosito ascoltatore alle casse per seguire il viaggio lirico proposto: da capogiro il racconto di M.A.A.D. City, con il featuring del veterano Mc Eiht. Di sicuro, non si possono dedicare a GKMC ascolti distratti: il rischio di perdersi fondamentali e straordinari passaggi è troppo alto. Ciò che stupisce più di tutto è la capacità di mc di Lamar: se le sue qualità erano già ben note, ma non si pensava potesse sfruttarle a pieno con tale rapidità. Flow fluido, cadenze scandite schematicamente, Lamar riesce ad andare in tranquillità in extra beat, senza forzature di sorte: un fenomeno. Che dire, invece, del tappeto sonoro? Nonostante un discreto numero di produttori differenti, ognuno con la sua caratteristica peculiaree ben marcata (Just Blaze, Terrace Martin, Hit-Boy, Scoop Deville, Pharrell), la coesione musicale non viene meno. Un magnifico patchwork, un lavoro di una squadra di successo che, unita, riesce a far risaltare il singolo, in questo caso Kendrick.
Lamar ha lavorato sodo e ora si gode il meritato successo: se Section .80 mostrava i primi spiragli di talento puro, ma ancora grezzo, GKMC è il manifesto della maturità artistica del rapper. Un ottimo esordio, un’ottima base da cui iniziare una carriera che si prospetta stellare. Quello di Lamar è l’hip hop del futuro, fresco e accattivante, ma non dimentico delle radici che, anzi, affiorano orgogliosamente.

(25/10/2012)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino