Keane – Strangeland
Il profondo anonimato, la fama mondiale con l’album “Hopes and Fears”, il momento buio in clinica (Il frontman della band, Tom Chaplin, si ricovera per disintossicarsi da alcol e droga), la ripresa e la rinascita. I padrini del piano – rock, dopo quattro anni da “Perfect Symmetry”, tornano con Strangeland (disponibile dal 7 maggio), il loro modo per effigiare una metamorfosi mai del tutto avvenuta. Così, il gruppo brit pop, più volte sminuito dal confronto con i Coldplay, si propone di ripetere il grande successo dei dischi precedenti e di toccare la vetta delle classifiche d’oltremanica.
I Keane nel nuovo lavoro si affidano a un sound figlio dell’indissolubile binomio fra ritornelli difficili da dimenticare e tanta melodia (ne è testimonianza Silenced By The Night, seconda traccia del disco, in cui l’elettronica tiene il passo, ma è, comunque, il pianoforte a farla da padrone). Nonostante questo gli arrangiamenti dell’album non riescono a lasciare il segno. Anche i testi non sono da meno: da buona parte delle canzoni trasuda un’accorata nostalgia verso i tempi passati (Watch All You Go, Although Sovereign Light Cafe e On The Road), che, però, viene descritta in maniera un po’ troppo banale.
In questo disco di nuovo non troviamo nulla (o quasi): tante sono le sonorità prese in prestito e ripulite dai difetti del tempo, prime fra tutte quelle utilizzate in Black Rain, pezzo che si avvicina molto ai canoni dei Radiohead.
In sintesi, Strangeland è un album che si mantiene in equilibrio: il classico senza infamia e senza lode.



















