Kate Nash – Girl Talk

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
6.7


Hype
6.3


Voto
6.5

6.5/ 10

di Ilaria Del Boca

Classe 1987, Kate Nash – poco più che teenager – è già ai vertici delle classifiche inglesi. Questo accadeva nel 2007, mentre oggi ha già superato il tanto temuto traguardo del terzo album con Girl Talk, uscito il 5 marzo scorso per Fontana Records. Sembra ieri che la vedevamo per la prima volta nel video di Foundations, presentata come una ragazza normale, un po’ cicciottella e con abitini anni Sessanta di tutti i colori e tra gattini ballerini nel wonderland di Pumpkin Soup. In realtà la ragazza sarebbe tutto fuorché un concentrato indie-pop, come invece è stata spesso e volentieri etichettata, ma i singoli che l’hanno fatta conoscere a buona parte dei suoi fans sono quello che il mercato probabilmente apprezzava e chiedeva. Se il primo disco, Made Of Bricks ottenne un notevole successo, grazie soprattutto al contributo di ritornelli facilmente orecchiali, ciò non si può dire di My Best Friend Is You, uscito nel 2010, che appare come un ibrido di generi, a tratti punk e meno immediato, a cui il pubblico ha risposto nella maggior parte dei casi storcendo il naso, Kate adesso ci riprova, cresciuta e lasciando definitivamente a casa i panni da zuccherosa teen. “Girl Talk è il miglior album che io abbia mai fatto“, asserisce Kate Nash. Sicuramente abbiamo a che fare con una versione inedita della musicista londinese, ma sulla sua affermazione si potrebbero muovere alcune insinuazioni. A prendere però forma è il progetto che nel secondo disco era ancora nebuloso, le influenze del rock anni ’90 e più nello specifico del grunge sono evidenti, bassi e chitarre si prendono la rivincita sulle tastierine e sui tamburelli a sonagli dei precedenti lavori. Iniziamo da Part Heart che si scalda come un diesel, parrebbe quasi che la rossa Kate ad un certo punto si voglia scaraventare sulle prime fila degli ascoltatori annebbiata dai fumi dell’alcool così come potrebbe essere un cantante di piano bar al terzo cocktail e lo stesso accade in Death Proof, mentre Fri-end?, più ritmata e furiosa, ha un suono catchy, ma ricorda purtroppo la sigla di un telefilm per adolescenti della Disney. In Are You There Sweetheart prende possesso della sua voce, senza sbavature e limpida come siamo stati abituati in passato, ma ciò non basta, la canzone è sull’off, necessita di più verve, caratteristica che non manca a Sister o ad All Talk che possono piacere per una serie di note ruvide e graffianti, da cui non si può non scorgere l’ascendente di gruppi come Hole o L7. Si passa da ritmi selvaggi a ballate meno nevrotiche, fino ad arrivare ad invettive rap con Rap For Rejection, insomma un calderone caldo in cui buttare qualsiasi cosa dentro. Un piacevole tuffo nel passato è Conventional Girl che, però, subisce una crescente distorsione sul finale, così come il primo singolo estratto 3AM, che colpisce per la velocità di parola e l’energia. Più riflessive, quasi unicamente vocali le ultime due tracce che chiudono questa terza fatica, You’re So Cool, I’m So Freaky e Lullaby For An Insomniac, sospese in una dimensione parallela rispetto a quella percorsa dall’album fino a questo punto, assomigliano piuttosto a preghiere recitate in modi differenti, ma entrambe inclini al raggiungimento di un obiettivo ben preciso.
Kate Nash è ricettiva, sveglia e ingegnosa, ma non è detto che il sapere accumulato negli anni sia poi così utile a sbrogliare la matassa. Quest’indie-pop-punk-grunge-rap-folk non si può più etichettare, troppo complesso da esplicare. Brava Kate anche tu hai fatto il tuo album di protesta e nessuno ci capirà nulla, rimanendo un mistero ai più che quasi certamente lo bolleranno senza troppe spiegazioni oppure faranno finta che sia la rivelazione del mese, neanche dell’anno.
Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini: Kate Nash, ultima discendente dei Barberini, noti distruttori di monumenti. Hai scagliato la tua rabbia qua e là e adesso? Quale il prossimo passo? Tenetela lontana dal Colosseo, che n’è rimasto poco.

(08/03/2013)

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Ilaria Del Boca
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