Katatonia – Dethroned And Uncrowned

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.5


Voto
7.0

7/ 10

di Alekos Capelli

Esperimento discografico abbastanza sui generis (per quanto non del tutto originale e/o innovativo) per i Katatonia, che con Dethroned And Uncrowned danno alle stampe la versione acustica del precedente Dead End Kings.
L’idea di base di Nyström e compagni non è quella del classico unplugged, bensì di una trasposizione nella quale, per citare le parole della stessa band riguardo la genesi del titolo, “la batteria è stata detronizzata e le chitarre ritmiche distorte private della corona”. Un impianto strumentale non necessariamente ridotto all’osso, dunque, ma per forza di cose virato a un maggiore intimismo, dove tastiere e comparto acustico riempiono i vuoti lasciati dalla distorsione metallica.

Il risultato è un disco perfettamente in linea col suo spirito di fondo, in cui gli elementi progressivi della compagine svedese la fanno da padrone, soprattutto nei brani precedentemente più metallici. Un esempio su tutti proprio l’iniziale The Parting, entusiasmante nella sua nuova veste, a tratti addirittura orchestrale. E se altrove gli arrangiamenti non si discostano poi molto dalle corrispondenti versioni originali (Hypnone, The Racing Heart, Leech), già parecchio atmosferiche e intimiste, sono proprio le canzoni più ritmate a valere il prezzo del biglietto, garantendo il giusto equilibrio fra melodia e impatto (First Prayer, Dead Letters).
Altra evidente protagonista di Dethroned And Uncrowned è la voce del frontman Renkse, che nella relativa quiete strumentale del disco ha modo e maniera di emergere prepotentemente dal mixing, con tutta la sua tipica carica malinconica.

Lungi dall’essere una mera trovata commerciale o puro fanservice, quest’interpretazione da conto della sfaccettata personalità artistica attualmente posseduta dalla band, in grado di suonare convincente sia aggressiva che delicata. Non a caso il disco esce per Kscope Music (Porcupine Tree, Anathema), anziché per la metallica Peaceville Records, a ribadire l’eterogeneità e il multiforme appeal raggiunto dai Katatonia, fra le pochissime band estreme degli anni ’90 (Dance Of December Souls, 1993) a essere non solo sopravissuta, ma genuinamente cresciute, in senso artistico.

(13/09/2013)

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Alekos Capelli
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