Katatonia – Dead End Kings

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
8.0


Voto
7.5

7.5/ 10

di Alekos Capelli

Dead End Kings, titolo programmatico, quello scelto dai Katatonia per il loro nono full-length album. Il successore dell’ottimo Night Is The New Day (2009) nasce quindi dalla consapevolezza di un’identità artistica definita e stabile, che sebbene ironicamente descritta come vicolo cieco, ha mostrato una costante tensione al cambiamento, dal doom/death metal degli esordi (Dance Of December Souls e Brave Murder Day, 1993 e 1996), al caratteristico depressive rock degli ultimi anni. Smussati gli spigoli più metallici e considerevolmente rafforzata la componente melodico-atmosferica (grazie soprattutto a un rilevante lavoro di effettistica e tastiere), le recenti prove discografiche della band di Stoccolma vivono ancora nelle zone d’ombra dell’animo umano, nutrendosi degli stessi sentimenti disillusi, tragici e amari di sempre, ma lo fanno con uno stile elegante, pulito e rifinito, che svela l’influenza del sound di Cure, Low, Red House Painters, Depeche Mode e Porcupine Tree. Il filo diretto che lega gli ultimi due album del quintetto svedese è quanto mai chiaro e palese, a livello di sonorità, tanto che l’opener The Parting rispecchia fedelmente struttura e caratteristiche della sua omologa Forsaker. Lungi dall’aver sfornato solo un disco fotocopia, i Katatonia inseriscono delle efficaci e non invasive vocals femminili (Silje Wergeland dei The Gathering) nella seconda The One You Are Looking for Is Not Here, e, a livello globale, mostrano un feeling ben percepibile con un certo prog rock. La tracklist prosegue alternando episodi più diretti e ritmati (come Buildings e Ambitions) e brani dalle sonorità plumbee e meditative, in cui le chitarre di Nyström ed Eriksson cedono il primato ad eleganti tappeti di tastiere ed effetti (The Racing Heart, Leech), sulle quali la voce delicata ma espressiva di Jonas Renske si ritaglia ampi spazi interpretativi. Lo stesso Renske ha così descritto il significato e l’attitudine che animano l’album: «Dead End Kings riguarda le strade della nostra mente da cui non vi è ritorno. Siate re o regine nei territori della vostra mente, anche quando giungete di fronte a un vicolo cieco. Seguite i vostri scopi con orgoglio. E’ ciò che noi facciamo da anni e continuiamo a fare. Come dei re, perché crediamo in ciò che abbiamo creato nella nostra inquietante visione». Ed è proprio con questo spirito insieme sereno e genuinamente dark che i Katatonia ci consegnano un lavoro complessivamente molto solido e denso, anche se, rispetto al recente passato discografico, pare perdere qualcosa, in termini di mordente e incisività (forse a causa del taglio più atmosferico di queste nuove composizioni, meno votate all’impatto diretto), ma d’altro canto in possesso di una profondità di sfumature di tutto rispetto. Al di la delle ovvie e legittime preferenze soggettive, Dead End Kings riesce dunque a ribadire l’identità di una band con già due decadi di carriera alle spalle, ma sempre in grado di suonare fresca e up-to-date. Lunga vita ai re dei vicoli ciechi.

Katatonia – Dead Letters (lyric video from Dead End Kings) from Peaceville Records on Vimeo.

(07/09/2012)

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Alekos Capelli
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