[REVIEW] Kasabian – 48:13

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.5


Voto
7.8

7.8/ 10

di Simone Picchi

kasabian-2014I Kasabian, testimoni ideali della scia britpop degli anni ’90, con il tempo hanno conquistato il vuoto della dipartita degli Oasis nel panorama UK sia in termini musicali che in termini di popolarità.  Ancorati alle origini musicali della loro terra ma allo stesso tempo moderni e visionari, definiti geniali ed innovativi da molti, furbi e indisponenti da altrettanti, i quattro di Leicester arrivano al quinto album, uno dei più attesi dell’anno.
Un disco dalla durata indicata dal titolo che presenta tredici tracce e che ci consegna i Kasabian più ispirati che mai. Compaiono tre tracce strumentali incastonate nei punti giusti per valorizzare i brani successivi: l’inno di Bumblebee nel primo step, la old school Doomsday nel secondo, l’ambiziosa struttura di Clouds nell’ultimo. L’elettronica presente nel disco si incastra bene con la forza delle chitarre in episodi notevoli come Bow ed Explodes, in risposta a chi al momento dell’uscita del singolo Eez-eh storse il naso preludendo ad un lavoro orientato verso l’elettronica danzereccia, ma che risulta essere un episodio isolato.
In quel confine ormai sottile tra rock ed elettronica, i Kasabian camminano diritti rispondendo alle critiche nei loro confronti con dischi di qualità. La risposta del 2014 è un lavoro che non ha nome se non la sua durata, una sorta di esorcizzazione alle etichette date in pasto a chi ne ha bisogno per poter godere di un prodotto.

(21/06/2014)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.