Karl Hyde – Edgeland

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
5.0


Voto
5.3

5.3/ 10

di Matteo Monaco

Tra la città e la campagna, nei sobborghi di Londra, ci si imbatte in una estesa zona grigia di edifici urbani e di macchie verdi strappate al cemento. Un mondo a se stante, in bilico sulla contraddizione tra due stili di vita. È questo il rifugio scelto da Karl Hyde per il suo progetto solista, al riparo dall’altra ombra degli Underworld, Rick Smith, e dalle sirene della classifica britannica. Edgeland è, prima di tutto, un disco che risente dell’influenza dell’età e dell’esempio dei colleghi “attempati” di Hyde: pensiamo subito alle fantasie droniche degli ultimi anni di Brian Eno (presente qui con un personale mix di Slumming it For The Weekend), oppure alla seconda giovinezza di Ruychi Sakamoto insieme ai più giovani Fennesz e Alva Noto, quando premiamo play sull’iniziale The Night Slips Us Smiling Underneath It’s Dress. Ci prova anche Hyde, insomma, a raccontare una storia tutta sua. Lasciando perdere le evoluzioni di cassa e tastiera tipiche degli Underworld, l’album prende già in prima battuta una strada synth-pop che non lascia al caso i riferimenti alla stagione d’oro del genere, come ricorda il tributo johnfoxxiano/adolescenziale di Shoulda Been A Painter – uno dei momenti migliori di Edgeland – e il lo-fi di The Boy With The Jigsaw Puzzle Fingers. Un’ultima, “anziana” analogia? Hyde sembra giocare anche con l’ingombrante figura di Morrissey, sfidandolo sul terreno del pop canoro, e con più tenui – e inevitabili – rimandi al Duca Bianco berlinese.
Come Omero nell’Iliade, lo storico produttore britannico scava nella memoria e propone al suo pubblico un vero catalogo di ricordi e di influenze, registrate nell’autunno della carriera nella sua personalissima Edgeland. Senza prefigurarsi davvero un disco che fosse “tutto suo”, restando quindi orgogliosamente legato alla favola techno degli Underworld. Hyde, forse, non aveva bisogno di raccontarci qualcosa di diverso. Noi, d’altra parte, ci divertiamo a scoprire somiglianze e vecchie amicizie nascoste tra questi solchi, ma continuiamo a preferire gli originali.

(27/04/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.