Kap Bambino – Devotion

Scheda
Rispetto al genere
5.0


Rispetto alla carriera
4.0


Hype
5.0


Voto
4.7

4.7/ 10

di Matteo Monaco

Fermi tutti, sono tornati i Kap Bambino. Nell’ordine bisogna: gettare dalla scrivania tutti i  pensosi dischi di chillwave e cantautorato blues, sbarrare porte e finestre, cancellare gli impegni dall’agenda, sempre che questa non sia già voluttuosamente spoglia. Prepararsi insomma ad un crudele trip di 20 minuti, da far sanguinare ogni certezza, sotto i colpi dei sintetizzatori più acidi sulla piazza. Che imbarazzo allora, quando scopri che Devotion assomiglia ad una vera messa in rito romano, e non all’orgia chimica per cui hai rimandato l’appuntamento segnato sull’agenda, che poi era vuota sul serio. Il nostro “funerale” per i Kap Bambino ha un precedente storico: il sorpasso, ai danni dell’electro-clash da parte della (più) modaiola dubstep, ormai materia da carta stampata. Considerando che l’irripetibile Zero Life Night Vision, esordio pioneristico del duo transalpino, risale il corso degli anni fino al 2006, non c’è da stupirsi di come anche la carriera dei Kap Bambino sia stata investita dal passare del tempo. Sì, sembra quasi di interpretare il reduce dal Vietnam dei film, quando racconta con gli occhi lucidi, fissi sul muro dietro l’interlocutore, di come il passato fosse più vero, più duro, eccetera. Forse perchè i sei, lunghissimi anni di distanza dai primi successi si sentono, proprio come nella memoria dell’inconsolabile reduce, in ogni angolo del nuovo Devotion. In uno sguardo d’insieme, comunque, si scorgono gli elementi cardinali del sound Kap Bambino (il pitch impazzito, il kick sguaiato a rincorrere se stesso), mentre Caroline Martial declama l’ultima ode al nichilismo. Eppure i bass e i cambi di tempo sembrano spariti in un passato lontanissimo, a favore di suggestioni più ragionate e atmosfere rallentate. Basti la spazzatura sonora di Next Resurretion, a segnalare che di questa malattia non mancano i sintomi.
Il freno a mano è tirato, e la nostra preparazione alla battaglia non poteva essere più inutile. I soldati Kap Bambino hanno spuntato le armi, insieme allo stile espressivo electro-clash che avevano contribuito a creare. Ma il duo francese ha anche dimenticato che i soldati, finita la guerra, non possono più mescolarsi alla folla dei semplici civili. Combattere o morire: in Devotion i rintocchi di campane raccontano, purtroppo, di una triste resa.

(07/05/2012)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.