Kaiser Chiefs – Start the Revolution without me

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Lorenzo Modica

Sembrerà strano, però dopo solo 6 mesi dall’uscita del loro precedente album The future is Medieval, i Kaiser Chiefs tornano sulla scena con un altro lavoro.
Non è una cosa che accade così spesso soprattutto quando si è già al 4 disco. Se affrontiamo un attimo il discorso, notiamo come le canzoni dei due dischi di fresca uscita riportano praticamente le stesse canzoni. Ma ecco cosa è andato storto tanto da rimediare così frettolosamente: The future is Medieval è uscito sul sito della band che per promuovere l’album, ha consentito ai fan di creare ognuno la propria versione dell’album, scegliendo i propri 10 brani preferiti fra i 20 a disposizione, oltre che di customizzare la propria copertina, pagando 7 sterline e mezzo. Si è inoltre consentito ai fan di condividere la propria versione con gli altri, una volta che la si è creata, e di guadagnare una sterlina ogni volta che questa viene acquistata da qualcun altro. Successivamente, il 27 giugno, è stata la volta del rilascio della versione “fisica” del disco. Rilascio che probabilmente non ha stuzzicato più la voglia dei fans tantomeno la voglia di comprare il disco.
Esce dunque Star the revolution without me che dovrebbe rappresentare l’album ufficiale. La copertina mostra un particolare dell’ album precedente e che in più inserisce il brano Kinda girl you are, vera canzone Indie, la quale potrebbe spopolare tra le altre tracce disco. Velocità, frasi rindondanti e riff divertenti.

I Kaiser Chiefs, eterni amanti del Leeds United, forse non svelano niente di nuovo in questo lavoro, ma di sicuro si capisce ancor meglio il loro grande feeling con la loro terra Britannica e i suoi figli.
Si parte dalla matrice dei Beatles che troviamo in When all is quiet, e si arriva ai Duran Duran eccelsi soprattutto negli ‘80s.
Attraverso questi semplici e tracciati percorsi i Kaiser riescono a tirar fuori dal cilindro canzoni con grosse motivazioni, ma riuscire a miscelare sempre più suoni è un elemento che porta la band alla notorietà che merita, come Cousin in the Bronx, in cui si colgono molte sonorità della classica chitarra americana.
Soltanto quando pensi di averli inquadrati e collocati in un ambito più indie folk, ecco che tornano a una base più elettronica.(Things change e Man on Mars).

Variare, modulare, divertire (nei live sono fortissimi, li abbiamo visti a Budapest) è il loro modo di vivere, lo stile è una cosa che hanno ma, non è un elemento tanto rigido poiché muta sempre insieme a loro.
Ecco il link di Rolling Stones dove ascoltare l’intero album .

(08/03/2012)

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Lorenzo Modica
Lorenzo Modica

Redattore. Scrive sul webzine OUTsiders dal 2011, frequenta la facoltà di Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Studi di Torino. Appassionato di rock, indie rock, e sottogeneri. Contatti: owomoyela90@gmail.com