K-Rino – Deeper Elevation

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.0


Voto
7.2

7.2/ 10

di Lorenzo Li Veli

K-Rino è, da sempre, l’artista sottovalutato per eccellenza. E il motivo è ancora sconosciuto: ottime liriche (forse le migliori sulla piazza oggi), flow ipnotico, capacità di catalizzare l’ascoltatore grazie ai suoi giochi di parole, tutte qualità che dovrebbero fare del leader della South Park Coalition, crew di rapper provenienti da Houston, uno dei maggiori esponenti del conscious rap tanto amato quanto oggi poco diffuso. E, invece, i riflettori sul cantante di South Houston sono clamorosamente spenti, nonostante Scarface, membro dei Geto Boys e leggenda del rap, lo citi in ogni intervista come il suo liricista preferito. Certo, la scelta di pubblicare ogni anno almeno due dischi non rende le cose più semplici: dal 2007 a oggi sono stati pubblicati ben undici dischi targati K-Rino, decisamente troppi. La storia si ripete ormai da anni: ogni disco dell’artista texano passa attorniato da un silenzio ingiustificato, complice anche la scarsa commerciabilità del prodotto.
E, infatti,
Deeper Elevation, l’ultimo arrivato, ha subito la stessa sorte. Questa volta, però, K-Rino non ha rispettato le aspettative. Solite liriche al vetriolo, grandi incastri e ottimo storytelling, ma manca quel quid che aveva reso Day of the storm uno dei prodotti più validi di tutto il 2011. L’altro problema rimane sempre lo stesso: le basi passano in secondo piano rispetto ai testi, ma su questo si può soprassedere: è una costante storica degli ultimi dischi di Rino, più attento al contenuto che alla forma. Proprio questa scelta, però, rischia di essere un pericoloso boomerang: il pericolo di risultare pesante e noioso da ascoltare per intero è alto. Dopo un inizio musicalmente vario, nella seconda parte c’è un vistoso calo di originalità, che rende il disco un po’ monotono nelle sonorità. A fare da contrappeso, però, il solito, sublime, capolavoro lirico. Prova tangibile delle capacità scrittorie è That’s how you do it, perfetto modo di descrivere il ghetto senza, necessariamente, parlare usando stereotipi (“take him to the hood and let the streets get up in him with a sign on his chest that say I Love hittin’ woman“).
K-Rino è un rapper impegnativo, difficile da apprezzare completamente, a meno che non si entri nell’ottica corretta: le basi sono un semplice contorno, un orpello che fa da sfondo alle parole dell’artista texano. K-Rino è così, prendere o lasciare: l’unica certezza è che più invecchia, più migliora e questo album lo dimostra.

(12/02/2012)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino