Jon Spencer Blues Explosion – Meat and Bone

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
6.5


Voto
6.8

6.8/ 10

di Lorenzo Giannetti

Quel vecchio bastardo me l’ha fatta ancora!”, questa più o meno la sensazione dopo un nuovo, ennesimo, tête-à-tête con mr.Jon Spencer. La consapevolezza di trovarsi di fronte ad un volpone che fondamentalmente ti sta propinando “the same old shit” ma, ovviamente, come nessun altro riesce a fare: blues explosion senza esclusione di colpi, di quella che alla fine, senza accorgertene, rimani con un ghigno mefistofelico appiccicato al volto e la t-shirt di “Orange” matida di sudore.

“Meat + Bone”, arriva a otto anni di distanza dal non esaltante “Damage”, riunendo sotto la leggendaria ragione sociale il trio di teppisti ormai consolidato, con Judah Bauer
alla sei corde e Russel “basettone” Simins alla batteria. In mezzo, sia chiaro, nessuna giacca di pelle appesa al chiodo, anzi, spin off e collaborazioni per tutti e tre (vedi il rock-a-billy marchiato Cramps degli Heavy Trash di Spencer in versione Elvis) e, immancabile, la solita valanga di concerti e sudore in giro per il mondo (Italia compresa).
Come a dire, “i leoni della blues explosion ruggiscono ancora”: attenti i vari White Stripes e Black Keys, il revival blues degli ultimi anni non può non fare i conti con “la carne e le ossa” macinate sul disco dei pionieri. E in effetti, lontani anni luce dall’hype fighettino, i truculenti macellai che resero il blues una faccenda per punk, si divertono ancora come ragazzini a sciorinare un orgasmo dietro l’altro: riff al vetriolo (“Boot Cut”, “Danger”), ritmiche indomabili (“Ice Cream Killer”), funk a luci rosse (“Gets Your Pants of”) e blues stradaioli (“Unclear”, “Bag of Bones”). Jon sbraita invasato come un tempo, poi, da copione, arriva quell’armonica maledetta: la Messa è finita, è ora di tornare in questo sporco mondo.
Meno arrabbiati ma sicuramente più navigati, i Nostri riescono a non perdere punti in fatto di freschezza ed immediatezza, provando a confermare quello status di leggenda 90’s che per intenti e risultati li fa accostare ai veri numi tutelari della faccenda: Stones e Stooges.

The Blues Explosion is still #1? La risposta, in fondo, non conta. Diciamo invece che a tener botta, in questo 2012, è soprattutto Ty Segall, che col suo “Slaughterhouse” prova a parlare la stessa lingua di Spencer e soci.Parabola in qualche modo accostabile a quella dei Motorhead, con Lemmy a sputare da anni lo stesso identico intruglio di riff killer e Jack Daniel’s: vecchie canaglie “doing their job”. Impossibile star fermi. 

 

Qui, lo streaming completo di “Meat + Bone” su RS

(17/09/2012)

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Lorenzo Giannetti
Lorenzo Giannetti

Direttore di OUTsiders. Classe 1990. Scrivo anche per Zero.eu, Impatto Sonoro e Rocklab.