John Talabot – Dj Kicks

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Manuel Polli

talabot

Esce su !K7 l’ennesimo capitolo della rinomata collana Dj Kicks e questa volta a proporre il suo personale mix è quel John Talabot del quale negli ultimi tempi si parla, a ragione, un gran bene. Il catalano negli ultimi quattro anni è diventato una figura di riferimento nella scena elettronica mondiale, grazie a produzioni di altissimo livello quali Sunshine (2009) e Families (2011), remix per The XX e Dorolean e, soprattutto, quel fIN targato 2012, album al quale è toccato il compito di evidenziare l’ampio ventaglio sonoro di John, conseguenza diretta della sua totale conoscenza  in ambito house music che fu e, a quanto pare, che sarà.

Ventisette tracce a comporre un viaggio di settantacinque minuti attraverso le più disparate sonorità, particolari da cogliere ascolto dopo ascolto mimetizzati sotto sottili pulsazioni deep o tra i più convinti tagli techno, psichedelia chill, frivolezze latine e trame avvolgenti, il disco non annoia un secondo e regala in più parecchie sorprese, con molti brani in versioni non originali o comunque, a detta dello stesso John, non più trovabili in vinile. I pezzi inediti targati Talabot sono due (uno in più del minimo sindacabile imposto dai produttori a chi cura il mix):  Without You (non un capolavoro ma perfetto ad inserirsi in punta di piedi nel groove generale) e Sideral, quest’ultima in collaborazione con l’amico Alex Boman, il quale è presente anche con le tentazioni nu-soul della sua Klinsmann. Il clima che si respira è quello di una chiacchierata con un vecchio amico che rispolvera i dischi per renderti partecipe dei suoi ascolti passati, e quindi spazio alla house vaporosa di Underneath The Dancefloor e Zero Centre, ai tribalismi french-house 90’s di Hetrotopia (nella versione di Young Marco), ai brevi richiami world di We Doubt (You Can Make It) e The Grasshopper Was the Witness o ai beat soffocati di I Heard Them Say nella versione di Andy Stott (dopo Luxury Problems, fari puntati anche su di lui). La parte finale del disco vira verso ambienti più freddi, meno calore house e più essenzialità techno,  con il trittico Escape To Nowhere, Innermind e Streets, John ci riporta nel pragmatismo in 4/4 delle sue infatuazioni minimali. Talabot fa centro senza compiere miracoli ma, attingendo a piene mani dalle sue radici musicali, ci regala un gioiellino che gli appassionati apprezzeranno sicuramente. Bella conferma.

(01/12/2013)

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Manuel Polli