John Mayer – Born and Raised

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.0


Voto
7.3

7.3/ 10

di Giacomo Dalla Valentina

John Mayer, secondo un’antinomia di facile spiegazione, è uno di quei personaggi pubblici che tutti (o quasi) conoscono, ma al contempo è uno di quei musicisti che in pochi sanno descrivere: reso celebre dai tabloid come donnaiolo incallito (note le sue relazioni con Jennifer Aniston, Jessica Simpson, Taylor Swift e altre celebrità), presunto razzista e indiscusso sex-symbol, è però un musicista di cui pochi hanno riconosciuto l’evoluzione e l’emancipazione dai canoni del più bieco pop-rock d’oltreocano.
John Mayer comincia a suonare la chitarra molto presto, secondo la leggenda dopo aver visto l’assolo di chitarra di “Marty” McFly in Ritorno al Futuro: dopo anni di studio su classici del calibro di Stevie Ray Vaughan, B. B. King e Eric Clapton, avvia la propria carriera concertistica, che lo porta ad essere scoperto, durante un concerto al SXSW, dalla Aware Records, etichetta discografica specializzata nel trovare giovani talenti e lanciarli nel mercato discografico. Seguono il passaggio alla Columbia Records, il successo pressoché immediato, con la pubblicazione di diversi album di inclinazione blues, e la nomina a ben diciotto Grammy Awards (di cui sette vinti). Il suo stile, capace di accontentare i puristi del blues, quelli del rock e al contempo i cercatori di perle pop da fischiettare per tempo immemore, si consolida e migliora fino alla pubblicazione di quello che è considerato il suo capolavoro, il Continuum del 2006, seguito a poca distanza dal più soft ma altrettanto notevole Battle Studies. E a distanza di tre anni, dopo un momento di panico per i fans (dovuto ad un’operazione alla gola che il cantante ha dovuto subire per la rimozione di un granuloma faringeo e che gli è costata l’annullamento del tour primaverile), John Mayer è riuscito a pubblicare il suo quinto album solista, Born and Raised.

Pur premettendo che il livello raggiunto non eguaglia i due lavori precedenti (mantenere quello standard sarebbe stato effettivamente eccezionale), Born and Raised, nel suo complesso, non è un album noioso né tantomeno scontato: Mayer sembra anzi aver voluto cambiare direzione, pur non drasticamente, mettendo spesso da parte quell’attitude blues che tanto era piaciuta a pubblico e critica, dando invece maggior risalto a quella che comunque era sempre stata la chiave della sua musica: la melodia. Infatti non c’è una canzone, nell’album, che non sia godibilissima sin dal primo ascolto; la morbida voce e il sapiente uso della chitarra di Mayer sono non solo appoggiati ma integrati da una band composta da veri e propri guru nei rispettivi campi, dalle tastiere di Chuck Leavell (ex Allman Brothers Band e collaboratore, tra gli altri, di Eric Clapton e dei Rolling Stones) alla batteria di Jim Keltner (John Lennon, Leon Russell, Joe Cocker e Rolling Stones), per non parlare dei cori della title track, cantati nientemento che da David Crosby e Graham Nash. È infatti al folk-rock atipico e viscerale di CSN&Y e ad alcuni futuri album solisti di Neil Young (After the Gold Rush, Harvest e Comes a Time, per citarne alcuni) che Mayer sembra a volte ispirarsi, com’è evidente in Queen of California (dove il cantautore canadese è espressamente citato: looking for the sun that Neil Young hung / After the gold rush of 1971) e la stessa Born and Raised. Destinata al successo, Shadow Days è poi la chiara testimonianza di come, con apparente nonchalance, Mayer riesca a comporre melodie azzeccatissime e senza sbavature. L’album procede così con scioltezza, tra i ritmi coinvolgenti delle belle If I Ever Get Around To Living e Whiskey, Whiskey, Whiskey e il “classicismo mayeriano” di A Face to Call Home, che potrebbe strappare ai più sensibili una lacrimuccia di commozione.

Pur non essendo mai sperimentale e ardito, ma in una perenne e coerente evoluzione, John Mayer da ormai più di dieci anni ci regala, senza mai deluderci, perle musicali da scoprire, da gustare e da riciclare continuamente in base alle occasioni, alle situazioni, alle sensazioni e nostri mutevoli stati d’animo. E rendiamogli grazie per questo.

(10/08/2012)

Commenta
Giacomo Dalla Valentina
Giacomo Dalla Valentina

Piemontese di nascita, milanese d'adozione, studio giurisprudenza @ Statale di Milano. Appassionato lettore e collaboratore di OUTsiders.