Joey Ramone – …Ya Know?

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
7.5


Voto
6.8

6.8/ 10

di Matteo Monaco

“What did I do to deserve this surprise?”, canta Joey Ramone sugli accordi del fratello Micky Leigh. Ed è una vera sorpresa, quella organizzata dal (vecchio) parente dell’allampanato Joey, insieme agli altri simpatici vecchi dei Cheap Trick e The Dictators. Ya Know? è l’ultimo arrivato in casa Ramones, a raccogliere le briciole lasciate per strada (gli outtakes e i demo mai pubblicati) dal 1980 ad oggi. Anche se qui non si sta festeggiando il solito nuovo disco, perchè qualcosa è rimasto indietro: mancano i giubbotti di pelle, le lattine di birra prosciugate sono sempre meno e poi sì,  manca il gran cerimoniere del punk-rock. Resta, tra i sorrisi scambiati tra (vecchi) amici, solo un’inconfondibile voce registrata su computer.
Ed è così che bisogna prendere quest’ultima uscita su disco, zittendo le voci nostalgiche che portano sulla strada di Rockaway Beach e alle giungle metropolitane dei ricordi. Ma è difficilissimo: I Couldn’t Sleep e 21th Century Girl (con tanto di dedica a Mark Bolan) catapultano l’ascoltatore affezionato in un groviglio meta-storico di reminescenze personali e di sogni ad occhi aperti, fatti di jeans strappati sotto al palco lurido del CBGB’s. Con la solita, disarmante facilità, Joey dischiude le porte della Grande Mela durante i bollenti seventies, rinverdendo l’ironia liberatrice che non si schiera col sistema e al tempo stesso “se ne frega” dell’attivismo radicale. C’è tanto dell’esperienza Ramones nella carriera solista dei suoi membri, ma per il frontman dagli occhiali tondi sembra sempre valere l’esatto contrario. Infatti Seven Days of Gloom e l’intimista Life’s a Gas, nel ricreare la tipica atmosfera a tinte calde, confermano una volta di più come gli spunti melodici e l’attitudine dei quattro “fratelli” attingessero forza dalla fonte carismatica del taciturno Joey, anche a scapito dell’esagitata creatività di Dee Dee. E poi, per Joey vale ancora oggi il luogo comune che lo insegue dagli esordi: non esiste un pezzo che non sappia di già sentito,  che non  ricordi almeno un pugno di altri classici. Ma, appunto, è ciò che accade a chi nasce con il classico nelle proprie corde, sottoforma di un unicum imperituro che si dipana lungo le vie dei tanti album e dei demo, come in Ya Know. Il paragone più immediato, per l’immediatezza nel raggiungere il pubblico e per la sensazione di deja-vu che accompagna il loro ascolto, è, pur con le dovute distinzioni, nientemeno con i baronetti di Liverpool. Per questo Ya Know, anche quando ripropone una rallentata (e poco incisiva) versione di Merry Christmas e nonostante indugi in qualche sentimentalismo di troppo, convince oltre la sua natura di tributo. Don’t be sad, Joey, life’s a gas.

(19/06/2012)

Commenta
Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.