Jay-Z & Kanye West – Watch The Throne

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
5.5


Voto
6.7

6.7/ 10

di Lorenzo Li Veli

Meglio chiarire la questione in anticipo: quest’album non è un classico e non è neanche il prodotto megagalattico che ci si aspettava. Niente di tutto questo, anzi. Watch the throne è un album nella media, un lavoro che non fa sobbalzare dalla sedia per l’entusiasmo, ma che si lascia ascoltare nella sua interezza in maniera più o meno fluida. Superfluo dire che i due hanno prodotto, nel corso delle loro carriere soliste, lavori migliori. Sarebbe ingiusto, però, negare la qualità che, a tratti, fuoriesce da Watch the throne. I momenti migliori sono certamente tra i picchi qualitativi del rap del 2011, ma, da contrappeso, gli scivoloni sono molto, troppo evidenti. Del resto si sa, più son grossi, più fan rumore quando cadono.

I rapper sono sempre stati ossessionati dal potere e quest’album ne è una conferma: la collaborazione blockbuster tra i due rapper nient’altro è che una lista di risultati che entrambi sono riusciti a ottenere in vita loro. Piccola statistica: la parola black viene ripetuta quasi ossessivamente per tutti i 70 minuti, martellante e ridondante. Chi cerca di spacciare questo disco come black power, però, commette un errore grossolano: non c’è nulla di più distante da questa teoria e le Black Panthers sarebbero fiere di non essere paragonate ai due artisti. Infatti, più che orgoglio nero, Watch the throne sembra quasi gridare al mondo: “Guardate cosa possiamo fare, talmente siamo ricchi”. Niente da dire, i due sono ricchi, talentuosi e potenti, il tutto partendo anche da situazioni di gioventù non facili (Jigga era un piccolo pusher), ma spiattellarlo in faccia agli ascoltatori non è una mossa saggia. Nessuno è contro l’autocelebrazione, tema fondamentale nella mentalità hip hop, ma un disco intero di vanità è decisamente troppo. Luxury rap, lo chiamano: a volte, infatti, sembra di ascoltare la versione audio delle riviste dei circoli di golf, tutte marche e brand di lusso, decisamente esagerato.

Jigga e West sono due pesi massimi e con quest’album hanno consolidato il loro ruolo di primaria importanza all’interno del rap game: scettro e corona del genere sono sempre proprietà loro. Quando sono in forma, non ce n’è per nessuno. Il disco è zeppo di punchlines e quotables, i due alternano giochi di parole fantasiosi e si dimostrano i soliti trend setter: “That shit Kray”, cantata in Niggas in Paris, rimando di Kanye ai fratelli Kray, criminali e musicisti nella Swinging London, risulterà una delle frasi più abusate del 2011. New Day è un’interessante lettera spedita dai due ai rispettivi bambini mai nati (anche se Nina Simone sotto autotune poteva essere risparmiata), mentre No church in the wild è un’intro di tutto rispetto, impreziosita dalla voce del giovane Frank Ocean. I due si dividono equamente i compiti: se la parte musicale è evidente territorio di Kanye, Jigga detiene il primato per le migliori liriche dell’album. Kanye è sempre nel mood di My dark twisted fantasy, synth elettronici e rimandi rock (Why I love you e l’orripilante Lift off, con un dimenticabile ritornello di Beyoncè), ma i lavori migliori arrivano quando collabora con altri musicisti: Q-Tip in That’s my bitch e RZA in New Day. Persino il sample di Otis Redding nell’omonima Otis risulta più che azzeccato, nonostante il terreno scottante su cui ci si doveva muovere.

Definire delusione questo lavoro sarebbe ingiusto e ingeneroso. Di sicuro, però, il disappunto è forte, dovuto, probabilmente, alle alte aspettative che il pubblico rap e non solo aveva per Watch the throne. Sfortunatamente, l’interesse per questo disco scema in fretta: dopo pochi mesi, infatti, la voglia di riascoltare l’album è già scomparsa. Passo falso della coppia West-Jay-Z? No, ma neanche il capolavoro che i due avevano preannunciato.

(08/01/2012)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino

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