James Holden – The Inheritors

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.5


Voto
7.7

7.7/ 10

di Giorgio Albano

James Holden non è certo più un ragazzino, sia dal punto di vista anagrafico che dal punto di vista musicale. Dal 2006, data di uscita del suo album di esordio The Idiots are Winning, ha cominciato a frequentare dietro la postazione da Dj i più ricercati e famosi club d’Europa. Le sue capacità di mixaggio sono state spesso apprezzate da critica e colleghi, anche illustri. Proprio per via di un nome già piuttosto affermato (anche grazie ai tanti remix firmati dal dj) fa quasi effetto rendersi conto che nonostante tutto “The Inheritors” sia solo il suo secondo album in studio. Dal 2006 il ragazzo nativo di Exeter in Inghilterra non ha fatto altro che accumunare idee, così da sfogare e sfoggiare tutta la sua vena artistica in questo lavoro. Il disco si caratterizza sempre per un sound che si articola tra la trance e l’elettronica; risulta però davvero difficile inquadrare il suo stile proprio perché esula del tutto dalla scena musicale attuale . Holden mette nel suo disco una spiccata ecletticità artistica. Il risultato è un album che sarebbe perfetto per fare da colonna sonora all’incontro con gli extraterresti, soprattutto per un incontro lontano dal nostro pianeta. Non è infatti un caso che quasi tutti quelli che ascoltano il disco lo associano quasi automaticamente a paesaggi extraterresti e visioni stellari. Oltre ai suoni, davvero particolari e volutamente sporchi nonostante siano molto ricercati, l’altro aspetto che colpisce subito sono i beat creati dal dj inglese, davvero inafferrabili e sempre mutevoli, e una particolarissima costruzione delle canzoni. Proprio le tracce con cui si apre il disco,Rannoch Dawn e A Circle Inside A Circle, mettono perfettamente in luce tutti questi aspetti. Il disco continua con Renata, traccia dal titolo discutibile ma giustamente scelta come singolo per lanciare il disco. In effetti in questa canzone Holden rinuncia ad un po’ del suo lato eclettico e fuori dagli schemi per scendere a compromessi con una nota melodica che rende la canzone leggermente più commerciale ma anche molto più orecchiabile. Il risultato di questo equilibrio è davvero notevole e riesce a dare perfettamente l’idea del grande talento del dj. James riesce ad accordare perfettamente beat, tendenze trance e melodia creando una traccia davvero di altissimo livello. Il disco prosegue poi con un alternanza tra tracce più sostenute e dal ritmo più incalzante e tipicamente trance, come ad esempio Some Respite o proprio A Circle Inside A Circle, e tracce più lente e riflessive (che talvolta sfociano anche in momenti di rumore raffinato e studiato) tra cui ad esempio Sky Burial o The Illuminations. Queste ultime prevalgono sicuramente, soprattutto nella parte centrale del disco, e talvolta possono vantare anche la quasi assoluta assenza di un beat. In generale il disco è notevole, soprattutto in relazione alla sua originalità e all’idea di immediatezza nella composizione che suscita. La pecca che gli si può trovare è legata forse all’assoluta mancanza di schemi del dj. Mancanza che rende il disco in alcuni punti davvero troppo pesante e difficile da assimilare a pieno, soprattutto per un ascoltatore non sempre avvezzo a questo genere di musica. Di certo non easy listening e incurante delle critiche che gli si possono rivolgere, James continua imperterrito la sua strada sulla via dell’immediatezza artistica e può davvero essere soddisfatto di sé.

(23/07/2013)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.