James Blake – Overgrown

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

di Edoardo D'Amato

James-Blake-Overgrown2

Un gigante in tutti i sensi: James Blake, altezza 196 cm, si conferma uno dei talenti più importanti e influenti della musica elettronica dei nostri tempi. Erano in molti ad aspettarlo al varco: primo album un capolavoro, secondo un disastro, avranno pensato in molti. E in effetti l’Ep Enough Thunder non è che avesse proprio entusiasmato: un Blake che si ridimensionava, poco ispirato, si diceva. Ora possiamo dire che si trattava di un passo falso, di uno smarrimento temporaneo, di una piccola macchietta che scompare subito di fronte a questo nuovo Overgrown. Intanto partiamo da un presupposto: quella vena romantica electro-soul non è stata per nulla abbandonata, e anzi è resa con una delicatezza tale da chiedersi se James Blake non sia davvero un’entità scesa da chissà dove per raccontarci qualcosa che non dimenticheremo mai. Mischiando un’elettronica spesso scarna, talvolta dubstep ectoplasma, con un soul animato da una voce disperata, che sembra quasi dire sfinita “portatemi via”, il nostro producer inglese ha creato qualcosa di nuovo, e speciale.

Il singolo lanciato come apripista di questa seconda fatica è la perla del disco, e ci fa capire in nemmeno quattro minuti cosa voglia dire essere un genio: Retrograde è una tela di sinth che Blake tesse pian piano, in un crescendo vorticoso alimentato da una voce prima gutturale e poi celestialmente rivolta ad un falsetto appena accennato. Un capolavoro assoluto, come lo è d’altronde l’ultima To The Last: grida disperate, lamenti quasi liturgici, implorazioni continue sorrette da un’ascesa continua di sintetizzatori e piano ridotto all’osso. Un pezzo che non fa che confermare l’amore per quell’electro.soul che compare anche nella title track. James Blake però non si è fermato a ribadire le sue passioni più grandi: Life Around Here è un pezzo R&B alla maniera dei TLC, davvero un pezzo carico di sensualità e dolore allo stesso tempo, mentre in Take A Fall For Me (forse la composizione meno riuscita del disco) si predilige l’hip hop rappato da Robert Diggs, aka RZA. C’è spazio anche per la più ballabile disco-house in Voyeur, e come se non bastasse Blake si concede anche un po’ di gospel molto ecclesiastico in DLM: coretti clericali, atmosfere da incenso e lamenti continui che elevano il tutto al rango della trascendenza. In alcuni passaggi la voce di Blake è quasi l’unico strumento, e le basi elettroniche fungono solo da povero accompagnamento: è il caso di I Am Sold, dove sembra che la sua candida voce scenda dal cielo come neve, a formare un bianco manto che pulisca tutte le volgarità umane. In altri momenti abbiamo cambi di ritmi che invadono gli schemi convenzionali dell’artista (ascoltare Digital Lion per credere, o la già citata Voyeur, non a caso messe una dietro l’altra). Non ci sono parole per descrivere cosa abbia creato in due anni questo incredibile fenomeno: Our Loves Comes Back chiude un’opera destinata a diventare forse l’album dell’anno, perchè sarà difficile superare un disco che già si eleva a pietra miliare della discografia di James Blake.

(15/04/2013)

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Edoardo D'Amato
Edoardo D'Amato

Direttore. Classe 1990, ho visto nascere OUTsiders e ora cresce insieme a me. Collaboro anche presso il network www.fantagazzetta.com.