James Blake – James Blake

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.3

7.3/ 10

di Giorgio Albano

Album omonimo, nome comune ma stile davvero particolare. James Blake nasce a Londra nell’Ottobre dell’88 e, nonostante la giovane età, è già diventato un song-writer e un produttore piuttosto apprezzato. Nel Febbraio del 2011, dopo una serie di Ep (di preparazione) ha pubblicato e prodotto interamente il suo primo album, appunto James Blake. Ufficialmente il ragazzo londinese si assesta su generi quali l’elettronica e l’indie, ma in modo piuttosto particolare. Il disco gioca molto sulla sua (bella) voce, spesso campionata, a volte esasperata, e su interessanti basi elettroniche. Ciò che rende davvero unico questo disco rispetto a tanti altri non è il modo in cui James utilizza l’ elettronica o la sua capacità compositiva in se stessa; ma soprattutto il modo in cui riesce a far convivere generi totalmente differenti. La base è spesso legata solamente al mondo dell’elettronica , mentre le linee melodiche della voce sono molto più pop, quasi soul o blues. Per non bastare la voce è spesso filtrata tramite il solito Vocoder, largamente utilizzato anche in questa produzione. L’ effetto che si crea è davvero particolare, quasi mistico.

Il disco si apre con Unluck, traccia davvero bella che contiene perfettamente tutta l’anima del disco: ottima voce, tanta elettronica piuttosto intellettuale-concettuale, vocoder, e un utilizzo dei generi quasi stridente, ma che crea un effetto magico. L’album continua con altre dieci tracce per un totale di quaranta minuti di musica che seguono sempre lo stesso filo conduttore.

Anche nel momento in cui si deve parlare delle pecche del disco si ricade sempre nello stile e nel sound particolari. L’album è piuttosto “pesante”, cioè: complesso, intellettuale, poco fluido e vario. James prova giri, linee di batteria e, più in generale, suoni decisamente non comuni e difficili da interiorizzare. Quello che ne esce fuori è un disco bello, ma che va ascoltato davvero attentamente per essere capito a fondo ed apprezzato (tanto per capirci il contrario del concetto dell’ easy- listening).

Ovviamente questo non è un disco fatto per il mainstream, però si sente che James deve ancora affinare un po’ la tecnica e smussare alcuni spigoli davvero troppo pronunciati. Detto questo il disco non è male, James ha un grande talento compositivo e canoro che va assolutamente seguito con attenzione. Inoltre è davvero un prodotto molto diversa rispetto al resto del materiale che si può trovare sul mercato in questo momento. In fondo questo era solo il suo primo album.

(07/01/2012)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.

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