Indian Wars – Songs From The North

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Davide Agazzi

Avevamo lasciato gli Indian Wars, qualche tempo fa, sul ciglio di una strada, con un cavallo usato come tavolozza dei colori ed un bel disco d’esordio. Walk Around The Park sorprendeva non tanto per le sue spiccate innovazioni in materia musicale, ma certamente per la sua immediatezza, la sua capacità di mescolare tanta buona musica e per la sua alta digeribilità. A circa un anno di distanza ritroviamo la giovane formazione canadese nuovamente su bandcamp, alle prese con il loro nuovo album, Songs From The North, ed un’anatra di legno a troneggiare in copertina. La prima buona notizia arriva proprio dall’ascolto del nuovo materiale, che non sembra spostare di una virgola le radici del quintetto nordamericano. Una continuità tale da azzerare il lasso di tempo trascorso tra una produzione e l’altra, come se si trattasse di un unico disco. All’interno di queste dieci tracce, warsla voce roca di Bradley Felotick cerca di ripercorrere ancora le orme di Dylan, dei Rolling Stones e di quel sound tanto caro alla tradizione americana, spaziando dagli Allman Brothers Band ai Creedence Clearwater Revival fino allo sporco garage di matrice californiana. Dal freddo nord degli Indian Wars si respira un caldo blues, capace di manifestarsi sotto forma di tiepide ballate come Missisipi (e qui davvero sembra esplicito il richiamo al menestrello di Duluth) e Windshield Wiper Blues o nel rovente rock ‘n’ roll di Already Home. L’armonica di Craig Pettman fa da collante per tutto il disco, regalando un’atmosfera country-folk che gli Indian Wars sembrano destreggiare con estrema facilità, sia nelle fondine vuote di There Back Again che nell’ossessiva ed ipnotica Who Needs a Girl Like You.  Songs From The North suona senza tempo, scolpito nel passato, per un gruppo che riesce a suonare fresco anche quando si pensa aver ascoltato già di tutto: una formula necessaria per ripetersi ad un solo anno dal proprio esordio, con la certezza di non sbagliare un colpo. Ora però aspettiamo il salto di qualità.

(28/12/2012)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.