Ex Hex: il rrriot pop dell’irriducibile Mary Timony

di Simone Picchi

L’energia degli anni d’oro del college rock portata al nuovo millennio. A lezione da miss Mary Timony.

Esistono due tipologie di artisti: chi si accontenta (e gode, direbbe qualcuno) e chi no. Mary Timony appartiene a tutti gli effetti alla seconda categoria, una Ty Segall al femminile, che proprio non riesce a rimanere a casa a far nulla. Attiva da vent’anni nel circuito underground americano, dagli esordi con le seminali Autoclave – in piena era Riot grrrl – alla formazione degli Helium, per passare dalle Wild Flag e giungere alle nuove Ex Hex. Un ritorno alle origini se vogliamo, data la formazione al femminile della band, nonostante Timony non si sia distaccata mai decisamente dal binario sonoro intrapreso, fatto di sterzate elettriche ridotte all’osso. L’album di esordio Rips non è una nuova rinascita, ma solo una matta voglia di suonare, senza impegno, senza la ricerca del dunque. Frivolo e spinto a ritmi elevati, ma con una melodia di fondo dagli schemi power pop più che garage punk, vola nel suo ascolto e diverte, senza pretese, toccando l’anima college e sfiorando quella punk, imbracciando l’indie nell’accezione disimpegnata. La signora Timony ha lasciato da parte la rabbia delle creature passate in favore di un atteggiamento più scanzonato e le sue Ex Hex sono il sottofondo ideale per qualche bevuta: poco altro?

(16/02/2015)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.