Iggy and The Stooges – Ready To Die

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
5.5


Hype
6.0


Voto
6.0

6/ 10

di Davide Agazzi

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Partiamo da alcune considerazioni assurde e un po’ stupide. Iggy Pop avrebbe mai pensato di mettere un suo disco “in streaming” su Soundcloud? Avrebbe mai pensato di sottomettersi alle logiche di questi freddi anni digitali? Proprio lui, che si lanciava strafatto sul pubblico battezzando la stagione del punk-rock? Ma soprattutto, avrebbe mai pensato di fare un disco a 66 anni (e magari di arrivarci vivo, nel 2013)? La risposta, ovviamente, è negativa, ma queste domande, prive di apparente significato, diventano sensate se collocate nel contesto giusto. Perché Iggy Pop non è tornato sulle scene per proporre il suo ennesimo e barcollante album solista. Iggy ha voluto rifare gli Stooges. Per la seconda volta, dopo la cantonata di qualche anno fa siglata The Weirdness. E come può suonare oggi, sulla soglia delle pensione, un gruppo che aveva fatto della forza, della vitalità, degli eccessi e della grinta il suo marchio di fabbrica?

Semplice, non come allora. Ma anche questo era scontato, con tutta la buona volontà dell’Iguana e dei suoi compagni. L’abbiamo imparato tante volte: gli anni pesano e non c’è artificio che tenga. Veniamo quindi subito al dunque: questo album non c’entra nulla con Fun House o Raw Power. La rabbia di quei dischi si è persa nelle vene consunte del vecchio Iggy, nelle corde vocali lacerate dal tempo e dalla morte di due membri fondamentali come Alexander e Ron Asheton (anche se bisogna notare il ritorno alla chitarra di Williamson). Fatta questa doverosa premessa non è giusto stroncare Ready To Die a priori; non mancano diversi spunti interessanti, gli stessi che Iggy ci aveva già regalato nei suoi momenti più “tranquilli”, dati soprattutto dall’incontro con Bowie per la realizzazione di The Idiot, ad esempio. Quando infatti la voce si fa più tetra e consona, la vecchia Iguana quasi commuove, come sulle note di The Departed o dell’altra malinconica ballatona Unfriendly World. Al contrario, quando arrivano le scariche elettriche si sentono anche i primi scricchiolii: su tutti la title-track, orribile. Il resto, dal singolo Burn ai riffoni di Gun, si amalgama in una sorta di punk-rock un po’ impolverato, inevitabilmente addolcito, destinato comunque a finire nel dimenticatoio di questo vecchio bastardo del rock.  Forse Iggy Pop non è ancora pronto per morire: di sicuro lo sono le sue ultime canzoni che, seppur apprezzabili, non possono aggiungere nulla alla musica di oggi.

 

(09/05/2013)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.