Iceage – You’re Nothing

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.0


Voto
7.5

7.5/ 10

di Alekos Capelli

Iceage-AlberteKarrebaek1-600x400You’re Nothing. Questa la telegrafica e glaciale valutazione che i danesi Iceage ci sbattono in faccia, attraverso 12 tracce di incendiario e rapace (cfr. copertina) post-punk. Reduci dai buoni riscontri del debutto New Brigade, e forti del supporto della prestigiosa Matador Records, i quattro giovani (età media 22 anni scarsi) di Copenhagen non mostrano nessun timore reverenziale, e imbastardiscono senza pietà reminiscenze HC, deliri post-rock e fughe noise, in un dinamico ma granitico melting-pot dall’elevato livello di acidità e potenziale corrosivo, come ben esemplificato dalla crudele opener Ecstasy, dal sapore quasi black.

A dispetto di alcune comprensibili acerbità residue a livello compositivo, You’re Nothing è ricco di elementi validi e spunti interessanti, come le estreme saturazioni, di oscurità e distorsione, di Burning Hand, Everything Drifts e It Might Hit First, oppure l’inaspettata quanto credibile melodia di Morals, niente meno che un’allucinante cover di L’ultima occasione, brano del 1965 di una certa Mina. Qui come altrove, la performance dietro al microfono di Elias Bender Rønnenfelt risulta davvero intensa efficace, in un ipotetico mix di Iggy Pop, Ian Curtis e Jacob Bannon (se non li conoscete, avete sbagliato pagina, sito e universo), perfettamente sostenuta dal riffing corrosivo di Johan Suurballe Wieth.

L’album scorre senza forzature e senza difficoltà, inanellando episodi fra loro differenti, ma al contempo perfettamente coerenti a una certa livida e graffiante atmosfera di fondo, una visione del mondo che, parafrasando Dave Eggers, suona un po’ come un avvertimento al vacuo mondo del music-biz: conoscerete la nostra velocità! You’re Nothing contiene insomma tutta la crudele veracità della vita interpretata in presa diretta dagli Iceage, in un manifesto attitudinale che se ne frega del’età anagrafica dei convenuti, mirando direttamente al cuore, con un’espressività e un’intensità davvero non comuni.

(12/03/2013)

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Alekos Capelli
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