Ibeyi: le gemelle afro-chic dell’electro gospel

di Mattia Nesto

Musica per orizzonti aperti: dalla Francia a Cuba l’r’n’b a tinte soul delle gemelle franco-cubane col ritmo nel sangue.

In Francia se ne parla già da diversi mesi ed ora anche nel resto d’Europa (dopo un articolo del Guardian) si inizia a sentir circolare sempre con maggiore insistenza il nome delle Ibeyi, duo franco-cubano composto dalle gemelle diciannovenni Lisa-Kaindé e Naomi Diaz, figlie di Miguel Anga Diaz – grande percussionista cubano dei Buena Vista Social Club. E di percussioni, vocali e tonali, di impercettibili percussioni che sgocciolano via via sempre più forte sono per l’appunto composte le canzoni delle Obeyi. Fino ad ora hanno realizzato soltanto un ep, intitolato “Oya” che si è segnalato per una ricerca sonora molto raffinata e per un suono graffiante e immediatamente riconoscibile. Infatti il cocktail musicale proposto delle due franco-cubane consiste in un originale impasto di voci soul quasi da gospel immerse e liquefatte in pavimenti elettronici, tutti percussioni minimali, arricchite da timbri vocali sensuali e rotondi, che soprattutto dal vivo, si lasciano andare a svolazzi quasi r’n’b. Le Ibeiy sono salite agni onori della cronaca (grazie a siti molto attenti alla scena indipendente come LesInrocks) perché, ancora prima di aver realizzato un album, avevano già firmato con la XL, una delle label più importanti e riconosciute a livello mondiale. Questo per significare quanto sulla scena musicale si abbia voglia di scommettere su queste giovani. Lisa- Kaindé e Naomi, nonostante siano poco più che agli esordi, hanno già un immaginario e uno stile ben definito, con un look afro-chic, ribadito anche dai video che accompagnano le loro canzoni: in River, Ghosts o anche in Mama Says si possono osservare “giochi” sempre doppi, riprese quasi surreali di un duo che è uno. Le due gemelle infatti, quasi volessero riecheggiare il Dostoevskij de Il Sosia, utilizzano la loro singola doppia identità sia dal punto di vista canoro che visuale. Ne viene fuori qualcosa di bizzarro e seducente, che lascia l’ascoltatore desideroso di saperne e sentirne di più. Recentemente, in occasione dell’invito alla trasmissione di RaiRadioDue Mu, condotta da Matteo Bordone, hanno avuto modo di dichiarare “Siamo legate alle nostri radici, musicali, spirituali e personali come quei fiori che lasciano volare nel vento i propri semi”. Ecco spiegato la levità che accompagna le loro contorsioni sonore in “Oya”, primo singolo lanciato: nessuno di noi lo sapeva, ma loro erano già “come i semi di un bellissimo fiore / come randagi senza un padrone”. Le due volavano già nel vento.

(18/02/2015)

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Mattia Nesto

Fa’ che la morte mia, Signor, la sia comò ‘l score de un fiume in t’el mar grando