I Like Trains – The Shallows

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.0


Voto
6.5

6.5/ 10

di Redazione

Chi da piccolo non voleva diventare ferroviere, affascinato dalla velocità che corre su binari sicuri, o aderendo ad un’interpretazione più freudiana, eccitato dalla moltitudine di vibrazioni erogene che ci cullano durante un viaggio? Sicuramente i binari su cui scorre la melodia dei I Like trains sono tutt’altro che convenzionali, e trascinano in gallerie buie, malinconiche come quelle che si incontrano nelle vaste e desolate campagne inglesi da cui proviene il quartetto dello Yorkshire. Grigie e pessimiste, come le giornate di pioggia autunnale inglesi, appaiono le loro canzoni, ma narrate con una grinta tutta alternativa e con un sound sperimentalista, come pochi altri gruppi del genere sanno ottenere. Rimanere fedeli al cliché del post-rock e sapersi riproporre come diversi al loro interno non è facile, ma l’album The Shallows ci riesce discretamente bene. Se non siete mai stanchi delle suadenti voci baritonali, delle melodie in crescendo con echi e riverberi di chitarra che girano sui fedeli 440 Hz, dei ritmi cadenzati e bradicardiaci di percussioni minimaliste, questo album non vi deluderà. Tra  le classiche Mnemosyne, Water and Sand e la synth-etica In tongues l’emozione complessiva è quella di un viaggio che si ripete ogni tanto nel quotidiano per raggiungere un luogo di routine, come il luogo in cui si studia o lavora, e che ti riporta sempre indietro nello stesso posto, a casa: non c’è altra distrazione se non la masturbazione mentale di uno sguardo che vaga pensieroso fuori dal finestrino. Non ha pretese, esprime solo se stesso. Da apprezzare è la filosofia impiegata per le liriche dei testi: al terzo album in studio il quartetto riconferma l’impegno di intellettualità espresso dalla costante voglia di rivolgere l’attenzione attorno a un concept che stavolta vuole essere il rapporto uomo-evoluzione tecnica: l’uomo diviene ciò che plasma e se in un primo momento è egli a essere il fautore dei suoi prodotti, col tempo questi divengono i suoi unici padroni rendendolo meno umano di loro.

(17/06/2012)

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