Beirut -The Rip Tide

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
8.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Lorenzo Modica

Il 29 agosto saranno i Britannici a dare il benvenuto al nuovo album della band dei Beirut, capitanata da Zach Condon, e solo un giorno dopo lo potranno fare anche gli americani.
The Rip Tide è il terzo album della folk band della Virginia che, già durante il tour di quest’estate in Europa, ha fatto ascoltare brani del nuovo album, quali “Vagabond”,”Santa Fe” e “Port of Call.”
Il primo singolo di apertura è “East Harlem”,che è stato registrato Live at the Music Hall of Williamsburg, quartiere di Nw York vicino a Brooklyn.
Le prime ondulazioni della canzoni sembrano dare un effetto di entrata trionfale, e Zach lo fa immediatamente con la sua voce, nata per cantare folk, seguita subita da tutta la banda, comprensiva di trombe, violini, piano, contrabasso, tromboni, fisarmonica e una semplice batteria, che non cambia quasi mai ritmo.

Delle sue parole confessano che questo sarà un album non soltanto con sonorità prese dalla Francia, Est Europa e Sud America, come nei precendenti dischi, ma, cercherà di essere il più old/pop-americano:”…the Euro influences are still there, but the presiding spirit is old-fashioned American pop.”
Il singolo possiede anche un B-side, in cui è presente la canzone: “Goshen”.
Una delle novità di questo album: è la voce di Zach Condon, la quale  troviamo più duttile e predisposta a sonorità pop, ed il contrasto che si accende con gli strumenti è molto delicato, dovuto anche ad  un dolce piano dolce di accompagnamento, ma il tutto è tenuto ad alto ritmo dalla marcetta della batteria.
Cori di supporto, e motivetti ricordabili sono altre novità di questo album, come in “Payne’s Bay”, che tra l’altro è una canzone divertente a causa del suo cambio improvviso a metà brano, passaggio presente in diverse canzoni di The Rip Tide.
Anche se vi annoto tutte queste sperimentazioni di Zach Condon, non pensiate che i Beirut siano cambiati, anzi, al massimo sono solo migliorati, poichè hanno acquisito più consapevolezza di loro stessi.
E se qualche accusa è rivolta a “Candle’s fire”, per il motivetto che ad orecchio farebbe pensare ad “Have you ever seen the rain” dei Creedence Clearwater, data l’esecuzione così originale del brano queste accuse caderebbero all’istante.


Track listing:

“A Candle’s Fire” – 3:19
“Santa Fe” – 4:14
“East Harlem” – 3:59
“Goshen” – 3:20
“Payne’s Bay” – 3:48
“The Rip Tide” – 4:26
“Vagabond” – 3:19
“The Peacock” – 2:26
“Port of Call” – 4:21

(26/08/2011)

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Lorenzo Modica
Lorenzo Modica

Redattore. Scrive sul webzine OUTsiders dal 2011, frequenta la facoltà di Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Studi di Torino. Appassionato di rock, indie rock, e sottogeneri. Contatti: owomoyela90@gmail.com

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