Husky – Forever So

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.0


Voto
7.3

7.3/ 10

di Redazione

Gli Husky sono la prima band australiana ad aver ottenuto un contratto con la Sub Pop, storica etichetta di Seattle. Con questo lavoro d’esordio il quartetto di Melbourne ci regala un album intriso di folk e di armonie ispirate e nostalgiche. L’impressione fin dal primo ascolto è che sia stato puntato tutto su una composizione scarna e acustica, ma questo non rappresenta un punto a sfavore del lavoro, anzi riesce ad esaltare al meglio le melodie e le vocalità del cantante Husky Gawenda, che con piacere ci riportano alla mente lo stile di un Thom Yorke più accessibile. Questo è un lavoro molto particolare e che necessita di impegno e costanza. Voi mi direte, un disco deve saper anche intrattenere, ma non sempre è così. Forever So va capito e assimilato per riuscire a percepire cosa la band abbia voluto qui elaborare; se in un primo momento i ritmi lenti e le chitarre prevalentemente acustiche possono apparire poco accessibili, e forse anche ripetitivi, dopo qualche ascolto affiorano nuove sfaccettature nella composizione di questi brani. History’s Door è una ballata evocativa e caratterizzata da armonie vocali sognanti e misteriose. Dark See, uno dei brani migliori scelti come singoli promozionali . Ecco perchè Forever So si fa notare per i suoi echi all’apparenza malinconici, ma che in realtà sono meglio descrivibili come nostalgici ed ispirati. Infatti è questa la sensazione generale che deriva da questa esperienza musicale: il lavoro a primo impatto potrebbe apparire sottotono e deprimente, ma in realtà è una delle migliori interpretazioni e rivisitazioni alt-folk degli ultimi tempi con evidenti atmosfere derivanti del sound di Seattle. Con lo scorrere dei brani è finalmente comprensibile il motivo della decisione della Sub Pop di inserirli nel proprio catalogo, poichè il mood delle composizioni si adatta perfettamente alle classiche produzioni dell’etichetta. Forever So dimostra nuovamente non siano necessarie produzioni milionare per creare un lavoro che riesca a trasmettere una soddisfazione tale nell’ascoltatore come quella che deriva da questo disco degli Husky: una band che colpisce, ammalia e convince.

(18/11/2012)

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