Hudson Mohawke & Lunice – TNGHT

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Matteo Monaco

Passeggiare in limousine per le Avenue di New York, in preda ad un delirio indotto da psichedelici, tra le mani solo una confezione di pastelli con cui disegnare sui finestrini. Siete in viaggio con Hudson Mohawke e Lunice, pupilli di casa Warp, e avete mezzi e tempo per fare ciò che volete, quando lo volete. Non avete paura di sprecare l’onda di ispirazione che vi travolge le sinapsi, chissà perchè. Oltre il vetro antiproiettile della limousine, appoggiati alle transenne sul ciglio del marciapiede, si mescolano le orde di fan con occhiali da sole notturni e i solitari, pallidi recensori che guardano la scena di traverso, fissando nervosamente l’orologio. Già, non c’è soluzione di continuità nel giudizio espresso su questo viaggio a base di post-dubstep: sugli occhi lucidi degli ascoltatori si spruzza lo spray urticante della censura, e sulla gelida accoglienza della critica si sparge il calore della folla in festa.
I fatti sono questi: la Warp, una delle etichette fondamentali in ambito elettronico-sperimentale, è in ricerca della nuova sensazione da proporre al pubblico, sull’onda lunga prodotta dalla concorrente Hyperdub di Burial e Kode9. Stavolta si conosce la sensazione da produrre, ma mancano gli interpreti: a chi far suonare un capitolo delirante e innovativo di post-dubstep?
Qui entrano in gioco Mohawke e Lunice, la linea di credito aperta nei loro confronti da mamma Warp, oltre all’esperienza e all’astuzia del duo. Perchè TNGHT (abbreviazione giovanilistica di “tonight”) sembra allo stesso tempo un grande imbroglio e un sincero conato di creatività. Una divisione da cui non si può prescindere, proprio come non si possono separare i fan convinti dai recensori imbronciati. Capita che TNGHT debba scrivere (per forza e per denaro) una pagina nuova, in base ad un canovaccio iniziato da altri artisti. Capita che, nel quarto d’ora di Ep di cui si tratta, i sei minuti di Higher Ground e Easy Easy scuotano la scena della bass music più di quanto gli addetti ai lavori vogliano ammettere. Sì, perchè nel lavoro di Mohawke e Lunice la strada da percorrere è oscura, tribale, a suo modo inedita: messe da parte le suggestioni epiche e rumoristiche della dubstep classica, si rispolvera consapevolmente un quadro urbano, ripetitivo e semplificato di cosa si può esprimere in elettronica. Ne viene fuori un ritmo ossessivo, urlato dai semplici loop vocali, che accompagna l’ascoltatore nei meandri violenti della black music dei gangster e all’interno delle suggestioni psichedeliche di Flying Lotus, opportunamente sfrondate dell’idea di “grande narrazione”. In TNGHT le parole d’ordine sono condensazione, riassunto, trama. Ed è qui che i colpi di cassa e la grana grossa dei synth abbracciano le stringhe spazio-temporali del passato per dirci cosa ha significato un intero genere, e per scoprire cosa potrà ancora comunicare in futuro. Senza per questo escludere un’estetica pacchiana ed eccessiva e, anzi, indugiando in casuali pozzanghere di cattivo gusto. TNGHT ci racconta molto, in così poco tempo. Per questo ci sentiamo di promuoverlo, pur conoscendone le ombre, in attesa di capire se ci sarà un impatto definitivo sul movimento elettronico anglo-americano. Un buon momento per inaugurare le valutazioni in scala di grigio, ed evitare di trincerare i propri dubbi dietro alle scarse motivazioni dell’esaltazione e del disprezzo.

(17/12/2012)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.