Hollerado – White Paint

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
6.0


Voto
6.2

6.2/ 10

di Giorgio Albano

Gli Hollerado sono un gruppo che spazia parecchio tra le influenze più varie, e si instaura in quello spazio tra l’indie-rock e il post-punk americano. Non a caso il gruppo non è cresciuto tanto distante dal luogo di nascita di questo secondo filone musicale, visto che tutti i suoi componenti sono canadesi (precisamente di Ottawa). Il gruppo è al suo – sempre fatidico – secondo album dopo aver pubblicato e riscosso un buon successo con il loro lavoro d’esordio: Record In A Bag del 2009. Questo disco, come dicevo, aveva riscosso un buon successo sia da parte della critica che da parte di un pubblico in maggioranza canadese, portando i quattro ragazzi anche alla nomination per un Juno Awards. Oltre a questo gli Hollerado hanno anche potuto aprire i concerti di uno dei tanti progetti paralleli di Jack White, precisamente i The Death Weather. Il gruppo, nonostante le aspettative per il secondo album, riesce a mantenere piuttosto bene le attese. Tutto il disco si basa su melodie quasi-pop che aiutano a rendere il lavoro più orecchiabile e per un pubblico più vasto. Linee vocali di questo tipo sono usate proprio per amalgamare il suond tra l’indie e il rock. Un ottimo esempio di questo è la canzone scelta come singolo di debutto di questo lavoro, Pick Me Up. Sempre basandoci su questa canzone possiamo anche mettere in luce quella che forse è la pecca più grave del disco. I quattro ragazzi si muovono bene, ma su un territorio decisamente già esplorato. Il disco non è male ma nemmeno troppo vario, andando a ricalcare quella che era stata la formula (in effetti vincente) del loro album di debutto. Canzoni come Juliette, presenti nel primo lavoro, avrebbero potuto tranquillamente essere inserite in questo album senza creare alcun problema di omogeneità. In ogni caso il disco non è affatto male e i quattro ragazzi canadesi dimostrano bene il motivo per cui non hanno voluto discostarsi troppo da quello che è il loro sound. Tracce come Thanks  for the Venom, canzone frenetica e spiccatamente punk, e I want my medicine, lenta ballata quasi romantica, aiutano ad alzare decisamente il livello complessivo del disco e renderlo più vario. In definitiva White paint non è affatto male -soprattutto se siete amanti dell’indie-rock spiccatamente americano – anche se non contiene sicuramente rivoluzioni musicali sia rispetto al genere che (e questo forse è un po’ più grave) rispetto alla storia del gruppo stesso.

(04/03/2013)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.