Hiss Golden Messenger – Haw

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
8.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Max Sannella

Il sapore di questo stupendo disco degli americani Hiss Golden Messenge  è lo stesso di un vecchio armadio dei nonni riaperto dopo il restauro. Le narici si impregnano di roots, misticismi casalinghi e vecchie storie mentre nelle orecchie risuona l’eco scricchiolante di un’America lontana, immaginata in equilibrio tra sogno e realtà, e “Haw” – questo l’album in questione – ne è la testimonianza piena, ondivago tra Faulkner e le notti affogate nella libertà, tra il viaggio e l’arrivo in territori agri e selvaggi, ma sempre con un Dio che sbircia sottecchi.
Per quanto incredibile possa sembrare, il disco suona come un incrocio di Akron/Family e i Megafaun che si godono le arie cristalline degli Appalacchi, e se certe volte basta una canzone per farti invaghire di un disco, qui basta appena il primo respiro per trasportarti via, un disco molto presente nell’immaginario collettivo, tracce che spostano emozioni e visioni ben oltre la linea descrittiva delle convinzioni e che si fanno erigere a piccoli monumenti di piacere modernamente “vintage”, benevolmente caldi; undici tracce che fondono amichevolmente di più le atmosfere dei Megafaun con gli odori campestri di Elephant Micah e Grant Lee Phillips, una scaletta variegata, mai ferma sugli stilemi e che di suo colora momenti prosaici di alto pregio sognante come le Dylaniane “Suffer (Love My Conqueror)”, “Sweet ah John Hurt”, “What Shall Be (Shall Be Enough)”.
La loro North Carolina gli ha insegnato una miriade di cose, la tenacia e la poesia dei grandi spazi aperti, e ne hanno fatto il vizio principale delle loro canzoni, del loro humor sonico che non vuole calpestare i piedi a nessuno, la loro è una ruralità definita e in un certo senso lucidata a nuovo che conferma una serenità attenta, una forma centrata di belle cose che suonano vintage “Red Rose Nantahala”, murder “Hat Of Rain” o – se si preferisce – col singhiozzo amaro di un tramonto senza un amore “Cheerwine Easter”, una stupenda prospettiva che, una volta finito il giro stereo del registrato, ti lascia quella voglia di repeat al pari di un bramosia lussuriosa.
Attenzione, alto tasso di benessere uditivo!

(05/07/2013)

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Max Sannella
Max Sannella

Redattore.Parolaio e giornalista da 20 anni, tra note e distorsori, con l'Umbria come terra e la musica come amante.