Hexvessel – Iron Marsh

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
7.0

7/ 10

di Alekos Capelli

A poca distanza dall’ultimo, bellissimo No Holier Temple (per chi scrive uno dei  migliori esempi di stoner/doom/psych-rock degli ultimi anni), ritornano gli sciamani pagani Hexvessel, che come sempre ci trasportano in un luogo perso nel tempo e nello spazio, ammantato di una bruma sottile, attraverso la quale si scorgono danzare le silhouette del miglior folk rock d’autore, indicativamente a cavallo fra la psichedelia ‘60/’70.

Il genuino spirito retrò, o comunque vintage, che anima Matt McNerney (che i più ricorderanno nei Dødheimsgard, come Kvohst) e compagni emerge inalterato anche in questo nuovo Iron Marsh, corposo Ep che si presenta con un’opener, Masks Of The Universe di oltre 13 minuti, nei quali ritroviamo le melliflue chitarre, l’hammond, i violini e i sognanti passaggi melodici che caratterizzano l’Hexvessel-sound. Col progredire del minutaggio la canzone alterna lisergici scenari strumentali a ipnotici passaggi vocali, caratterizzandosi come un brano finemente cesellato e rifinito in sede d’arrangiamento.

Più semplice ed esplicitamente rock la seguente Superstitious Currents, depositaria di quel rifferama oscuro che, antesignano del doom, tanta parte ha avuto anche nella genesi del metal estremo. Stesso discorso per la notevole Tunnel At The End Of The Light, che ribadisce la grande capacità dei nostri di comporre brani immediati e catchy, senza per questo perdere nemmeno un grammo del loro alone mistico e sulfureo, grazie anche a individualità dall’indubbio spessore, come la vocalist Marja Konttinen, chiamata fortemente in causa anche nell’efficace cover di Yoko Ono Women Of Salem, ben più che un semplice tributo a un’era, quanto piuttosto una ribadita adesione a quello stesso esoterico manifesto d’intenti che forma l’architettura e lo scheletro artistico degli Hexvessel, band che, per necessità e virtù, con la stregoneria ha sempre molto a che fare.

Iron Marsh risulta un’uscita indubbiamente interessante e tutto tranne che una superflua appendice all’album maggiore a cui fa seguito, dal quale mutua senz’altro sound e atmosfere, delineandone altresì ulteriori sfumature e inflessioni. Ennesima dimostrazione di talento per la compagine anglo-finnica.

(06/05/2013)

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Alekos Capelli
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