Hatebreed – The Divinity Of Purpose

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
8.5


Voto
8.5

8.5/ 10

di Matteo Mezzano

Una martellata sull’alluce del tuo peggior nemico. E’ questo l’unico modo che mi viene in mente per definire questa nuova fatica musicale targata Hatebreed. Un vortice di sonorità ruvide e aggressive e di testi mirati al self-empowerment. Titanismo allo stato puro. The Divinity of Purpose è solo l’ennesima prova di quanto gli Hatebreed sappiano il fatto loro e di come riescano a creare un mix fantastico delle migliori sonorità metalcore e della migliore ignoranza HardCore punk: è tutto racchiuso in questo disco, dai break-down esaltanti ai rallentamenti da headbanging violento passando per la premiata voce graffiata (e oltremodo arrabbiata col mondo) di casa Jasta fino ai blastbittoni pesantissimi; ma ecco far capolino in questa nuova opera  una componente trash che qua e là si fa più marcata (Put It To The Torch, Dead Man Breathing) e che aveva fatto preoccupare i più integralisti. A conti fatti però tutto si amalgama al meglio e questa nuova vena contribuisce a potenziare e variare il sound della band che, altrimenti, ripetendosi oramai da 15 anni, sarebbe potuto risultare logoro. Un ulteriore punto di forza dell’album (così come della band in generale) sono i testi: un inno alla forza di ogni singolo individuo, un urlo straziante che incita ad andare avanti contro ogni difficoltà, senza mai voltarsi indietro. Ultime sorprese di questo The Divinity of Purpose sono Boundless (Time To Murder It)Nothing Scars Me, che mostrano un piccolo e fugace accenno di melodia nella voce del buon Jasta così come nelle chitarre: ora questo può essere sia un bene (usato con parsimonia può contribuire a creare nuovi sound complementari a quello esistente) sia un male (un uso eccessivo può snaturare la band). Tirando le somme comunque questo album è perfettamente riuscito, potente, incoraggiante e genuino, un degno erede di Supremacy, di cui ne continua l’evoluzione verso uno stile più vario e meno ripetitivo: ignoranza si, ma con gusto.

(08/02/2013)

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Matteo Mezzano
Matteo Mezzano

22 anni, studente di Ingegneria Nucleare al Politecnico di Torino, batterista occasionale.