Grizzly Bear – Shields

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Giorgio Albano

Vi ricordate dei Grizzly Bear? Si proprio il gruppo di Brooklyn che qualche anno fa, precisamente era il 2009, pubblicava “Veckatimest”. Forse il nome del disco ai più non ricorderà nulla, ma sicuramente basterà l’ascolto di qualche secondo di “Two weeks” ( canzone che trascinò l’album in vetta alle classifiche indie dell’epoca) per farvi tornare bene alla mente di chi stiamo parlando. Oltre a quella canzone “Veckatimest” conteneva molto altri contenuti di ottima fattura, rendendo bene chiaro a tutti le capacità del gruppo statunitense. Da allora i quattro ragazzi hanno portato avanti un tour piuttosto lungo e si sono dedicati a progetti solisti. Dopo qualche tempo hanno deciso di tornare in studio per un nuovo lavoro: “Shields”. Il singolo scelto per lanciare l’album ad agosto ( “Sleeping Ute” ) faceva già capire che lo smalto dei ragazzi non si era affatto sbiadito nel tempo. Rispetto al precedente lavoro anche questo presenta tutte le peculiarità che hanno da sempre caratterizzato il gruppo: sound indie piuttosto ricercato e non convenzionale, tanti intrecci e linee melodiche che si sovrappongono e costruiscono una sull’ altra la struttura base della canzone. Anche gli schemi, piuttosto rigidi e ben definiti, rimangono gli stessi. Tuttavia queste peculiarità risultano meno spigolose ed estreme rispetto al passato. I Grizzly Bear tengono quello che è il loro schema ma lo rendono più malleabile,così che si possa adattare meglio al gusto delle persone. Questo porta a tracce-esperimenti come “Speaks in round” in cui ogni strumento risulta dominante in una certa parte della canzone, sovrastando(parola che per i Grizzly Bear era sempre stata tabù) a turno gli altri.  Inoltre agli “Orsi” è sempre piaciuto sperimentare, soprattutto se sono passati parecchi anni da quando ci si è presi questa soddisfazione per l’ultima volta. Si possono trovare ,per questa ragione, tracce meno vicine allo stile classico del gruppo : “Yet again” può vantare gocce ben misurate di ambient; “Gun shy” si avvicina quasi al funk.  In definitiva il disco è piacevole, anche se non troppo omogeneo. Traspare anche un certo gusto del gruppo nel poter tornare a registrare materiale nuovo, gusto che porta un tocco di felicità nel sound del gruppo, cosa che era mancata negli scorsi lavori e che invece si sposa benissimo con quello che è il loro modo di comporre musica. Ovviamente la pecca di gruppi come i Grizzly Bear rimane sempre un po’ la troppa voglia di sperimentare, legata alla paura di proporre cose già fatte. Visto il momento non è per forza una pecca, però ferma il disco proprio sul più bello. Si ha sempre la sensazione che con un po’ di esperimenti in meno si sarebbe davvero arrivati ad un risultato sorprendente,avvicinando di più il gruppo a chi ascolta. Ad ogni modo disco interessantissimo, controcorrente e alternativo nel vero senso della parola.

(24/09/2012)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.