[REVIEW] Go!Zilla – Grabbing a Crocodile

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
6.5


Voto
7.0

7/ 10

di Davide Agazzi

gozilla

Solamente pochi mesi fa ci stupivamo ad ascoltare l’esordio garage-punk dei Wildmen, il duo romano di casa SMusicSPeople, affezionato a quello spirito spavaldo ed intrepido tipico del più ruvido rock’n’roll. Oggi ci tocca raddrizzare nuovamente le orecchie: è il turno di un altro duo, toscano questa volta (arrivano da Firenze), che ama rimescolare quella stessa materia con spezie di psichedelia e riverberi di ogni sorta. Con il loro Grabbing a Crocodile (uscito per Black Candy) i Go!zilla suggellano un esordio già ricco di aspettative: chi li seguiva da tempo non poteva non essersi accorto dei loro diversi riconoscimenti sul mercato estero, con esibizioni sparse per l’Europa intera (hanno suonato sia nei bassifondi di Belgrado che al Primavera Sound, per dirne una). Come si usa in questi casi la formula è bene o male la stessa: sferragliate punk, piede sull’acceleratore e giù a sudare. Il tutto in tempo record, come raccontano i trenta minuti e poco più del loro disco. Le coordinate vanno dai già citati Wildmen ai nostrani MojoMatics, per scomodare gli ormai classici Thee Oh Sees (soprattutto quelli un po’ più oscuri degli ultimi album), Ty Segall, The Man e compagnia cantante. Il sound è già maturo, ricco di blues explosion e di quei fattori necessari per dare al prodotto un respiro internazionale. Luca Landi (chitarra e voce) e Fabio Ricciolo (batteria) emozionano in un disco senza singoloni da HitMania, ma ben amalgamati tra loro, mitragliando proiettili al fulmicotone sulle note di I’m Blanding e Roswell, Nm, spaziando nel mondo hendrixiano di Dazed Dream o in quello grunge di Get Me Out of Here. Il solito “casino” quindi funziona benone anche se si fa solo in due; un po’ perché va di moda, un po’ perché questi Go!Zilla hanno davvero le carte in regola per rappresentarci al meglio. Una cosa non di poco conto di questi tempi. Chissà se prima o poi ce ne accorgeremo anche noi.

(28/12/2013)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.