Godspeed you! Black Emperor – Allelujah! Don’t bend! Ascend!

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

di Redazione

Un album che contiene quattro canzoni. Quattro canzoni formate ognuna da decine di minuti. Decine di minuti costituiti a loro volta da decine e decine di patterns. Decine e decine di patterns composti da decine e decine di sub-patterns e battute varianti. Un processo a cascata che si ripete in una sequenza numerica di successioni ipnotiche che vanno come un frattale dal semplice al complesso, dal generale al particolare, creando una regola e ponendo la sua eccezione, un po’ come le grandi e misteriose sequenze numeriche che ricorrono in natura e ne celano il significato, mostrando al contempo l’imperscrutabile grandezza del mondo. I Fibonacci e i Tartaglia della musica, sotto l’ultra-struttura compositiva architettata minuziosamente nel dettaglio più prezioso, celano una verità di difficile indagine e comprensione, che a tratti possiamo solo arrenderci ad ascoltare, senza comprendere, perché scritta in un linguaggio troppo divino. Cosa esprime questa musica è difficile da scoprire. Però ci incanta, e ci approfonda in un mondo, un abisso, che racchiude realtà ben più complesse e tutto ciò stimola la nostra volontà di elucubrazione.
I Godspeed you! Black Emperor, tornano dopo dieci anni di assenza, come gruppo ma non come singoli, in quanto ogni componente ha continuato a essere presente sulla scena musicale internazionale in progetti paralleli. Con Allelujah! Don’t bend! Ascend! tornano a prendersi cura dell’insaziabile fame di stranezza e sperimentazione dei loro fan; quarto album del gruppo, rilasciato nel silenzio a un concerto a Boston lo scorso mese e uscito solo da poco, sempre nel silenzio e senza preavviso, nei negozi in tutta Europa. Circostanze spettrali come certe sonorità presenti nel disco che abbandonano le classiche ritmiche post-rock per rispolverare una psichedelia più Fripp-Crimsoniana, ricca di inquietante magia e superbe composizioni polistrumentali. Esotiche le melodie come la strumentazione. Una metafisica del suono che si avvale oltre che dei soliti elementi del rock, anche di strumenti misconosciuti: il glockenspiel, il vibrafono e il marimba, idiofoni a percussione; dulcimer, ghironde e violini; ma anche tastiere giocattolo e suoni elettronici. Non mancano le tipiche melodie eteree ed oscure suonate con tastiere e gli stridenti echi in crescendo di slide-guitar sotto marce potenti e cicliche di batteria. Musica che esprime concetti archetipici e nello stesso tempo innovativi della musica stessa. Uno degli album più belli della band, forse il più artisticamente maturo e consapevole. Assolutamente da ascoltare.

(16/11/2012)

Commenta
Redazione
Redazione