Glen Hansard – Rhythm and Repose

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.5


Hype
7.0


Voto
7.5

7.5/ 10

di Giacomo Dalla Valentina

Nello scrivere una recensione, se da una parte c’è una buona dose di considerazioni e impressioni del recensore, dall’altra ci sono alcune oggettive riflessioni di carattere generale che prescindono dai gusti e dal bagaglio culturale di chi scrive. E a quest’ultima categoria appartiene l’assunto per cui Glen Hansard, quarantaduenne cantautore irlandese originario di Dublino, ha talento.

Certo di tempo ne è passato, e tanti non lo riconoscerebbero più, da quando interpretava Outspan Foster, capellone e squinternato chitarrista (“Ma che ci trova in quello stronzo? Quello al massimo sa lavorare all’uncinetto”) in The Commitments di Alan Parker: il cantante non è poi caduto nell’oblio, ma ha cominciato una promettente carriera musicale, prima come frontman dei The Frames, poi nel duo The Swell Season, insieme alla musicista ceca Markéta Irglová. È proprio con lei che, nel 2006, ha un ruolo da protagonista nel delizioso, ormai cult-movie, Once, girato in Irlanda con budget bassismo e taglio quasi documentaristico. Il film raggiunge in breve tempo un successo planetario, in particolar modo nei festival di cinema alternativo e indiependente, vincendo numerosi premi e portando addirittura Hansard e la Irglová a vincere l’Oscar per la miglior canzone (Falling Slowly). I due musicisti, l’irlandese e la ceca, si separano (sia professionalmente sia emotivamente) e finalmente, alle porte del 2012, Glen Hansard pubblica il primo vero album da solista a suo nome, Rhythm and Repose. Di per sé, questo lavoro non presenta grandi stravolgimenti rispetto agli album precedenti, ma va piuttosto a coronare una lunga carriera, evidenziando i tratti che lo avevano contraddistinto già dai primi LP con i The Frames. I paragoni con conterranei come Van Morrison e Damien Rice sono sprecati: in Glen Hansard sono evidenti quella stessa visceralità, quell’intensità che l’Irlanda trasmette ai suoi abitanti più sensibili; quella maniera lirica e malinconica ma al contempo ironica in cui solo i suoi figli sanno cantarne (o scriverne, si pensi a capolavori come Ginger Man di J.P.Donleavy o anche Le Ceneri di Angela di Frank McCourt). Ma in Rhythm and Repose c’è di più: la maturità di Hansard è evidente in quella che probabilmente è la migliore traccia dell’album, Bird of Sorrow, dove piano e archi accompagnano in un crescendo la voce del cantante, prima vellutata, poi urlante di sofferenza (But I’m not leaving yet / I’m not leaving yet / Yeah I’m hanging on): è impossibile non rimanerne incantati.

Il timbro vocale, la potenza emotiva e la capacità di toccare le emozioni ricordano il migliore Cat Stevens, quello della colonna sonora di Harold & Maude: pezzi acustici come You Will BecomeSong of Good Hope ma soprattutto High Hope sono colpi diretti al cuore, resi grandiosi e non melensi proprio da quel sapiente controllo della propria voce che pochi cantautori contemporanei (come Eddie Vedder, tra l’altro amico di Glen Hansard) sono in grado di esercitare. A non rendere l’album noioso o ripetitivo, sono presenti anche tracce con un maggior studio della ritmica, come nell’ipnotica Talking with the Wolves e in Love Don’t Leave Me Waiting, in cui percussioni, basso e si intrecciano in un’alchimia di rara efficacia. Per concludere, citando la dolce Maybe Not Tonight, “echi di un altro tempo” stanno “giocando leggermente” sulla mente del cantautore: e se il risultato di queste reminiscenze è un lavoro come Rhythm and Repose, lasciamoli giocare.

(18/08/2012)

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Giacomo Dalla Valentina
Giacomo Dalla Valentina

Piemontese di nascita, milanese d'adozione, studio giurisprudenza @ Statale di Milano. Appassionato lettore e collaboratore di OUTsiders.