Girls in Hawaii – Everest

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.5


Voto
7.7

7.7/ 10

di Giorgio Albano

PSH1370521996PS51b0818c2d711Fa un po’ strano pensare che un gruppo che si chiama Girls in Hawaii sia belga (precisamente di Braine- l’Alleud, vicino a Bruxelles) e per giunta composto interamente da maschi. Allo stesso modo fa effetto pensare che il gruppo in questione sia sulle scene già da parecchi anni, nonostante qui in Italia non siano famosissimi. Infatti il loro primo lavoro, Found in the Ground: The Winter Ep, risale al lontano 2003. In questo lasso di tempo il gruppo belga ha prodotto quattro dischi in studio, partendo da From Here To There per arrivare oggi ad Everest. Purtroppo la produzione del disco è stata segnata anche dalla morte, a seguito di un incidente stradale, del batterista e cofondatore del gruppo (nonché fratello del cantante) Denis Wielemans.

Il disco non si discosta dalle sonorità tipiche di questi ex scout, collocandosi nel più classico indie-pop, sofisticato e ricercato, di ottima fattura. Già le due canzoni scelte per il lancio del disco qualche mese fa,  Not Dead  e soprattutto Misses, lasciavano presagire probabilmente al miglior lavoro delle “ragazze alle Hawaii”. Proprio quest’ultima traccia, dedicata all’ex membro scomparso nell’incidente, risulta carica di affetto e malinconia. Una lettera aperta rivolta all’amico che finisce con un “I Miss you” ripetuto più volte. Struggente ma allo stesso tempo non piagnucoloso, questo pezzo  tira fuori tutta la delicatezza ed il talento del gruppo. Ancora un’altra volta sofferenza e dolore sono le muse ispiratrici più potenti per l’arte. In generale il disco si caratterizza per sonorità mai troppo allegre e spensierate, senza però cadere nella cupezza e nella disperazione. In tutti i brani si ritrova la presenza di un certo ritmo e synth che amplificano la carica e la potenza del suono. A “Misses” segue “We are the living”, una delle tracce più allegre, posizionata ad arte per controbilanciare la traccia precedente. Seguono canzoni, come “Changes” o “Here I Belong” (traccia davvero notevole), che si collocano perfettamente sullla risultante di questo compromesso, in modo da non sbilanciare l’atmosfera che si è creata e che continuerà invariata per tutto il resto dell’album. Non tristi e cupe – si diceva – ma sicuramente riflessive e mature, le tracce sono sempre accompagnate da loop di batteria che contribuiscono a tenere alto il ritmo e non far scivolare l’ascoltatore in uno stato letargico. In definitiva il disco risulta piacevole, quasi mistico in alcuni suoi momenti e davvero molto dolce. Ancora presente la leggera influenza  dei Radiohead, soprattutto nelle linee melodiche e negli effetti applicati alla voce di Antoine Wielemans. Esempio perfetto di questa influenza è “Mallory ‘s Height”, ballata nello stile del gruppo di Oxford. Il disco si compone di undici tracce ed è prodotto dalla Naive Records. Perfetto per l’inverno è il lavoro più maturo del gruppo belga, che dimostra una grande capacità e tanta ispirazione. Davvero un album di ottima fattura.

(06/10/2013)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.