[REVIEW] Galapaghost – Dandelion

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
6.7

6.7/ 10

di Simone Brunini

galapaghost

Secondo disco per il giovane cantante in arte Galapaghost, originario di Woodstock, che dopo la gavetta fra EP ed il convincente esordio con ‘Runnin’, Casey Chandler, si ripresenta al pubblico con un lavoro pieno di delicatezza e romanticismo.

Il disco, che s’intitola Dandelion, si apre con una classica ballata, ‘Rosie’, che indirizza chiaramente al tipo di timbro folk tradizionale  presente durante tutto questo LP, dove gli strumenti a corda la fanno da padrone e la voce, seppur decisa e chiara, rimane sempre pacata e soft. Ce n’è da un chiaro esempio la title track ‘Dandelion‘, un pezzo quasi interamente strumentale al quale si integra un testo romantico: è fra i brani meglio riusciti e ci ricorda inoltre le capacità da pluristrumentista di questo giovane autore. ‘Vermin‘ invece descrive uno stato d’animo meno sereno: qui è invece la voce a farla da padrone, a trascinare con le sue variazioni di tono e a dare carattere al brano. C’è anche spazio per suoni più pop nella semplice ‘Smile‘, e a definitivi sconfinamenti nel folk da cantastorie americano come nella bella e convincente ‘Isabelle‘, dove il cantautore statunitense è perfetto nel farci sentire l’atmosfera del west di casa sua. In questo disco c’è anche tanta Italia rappresentata su tutti da Federico Puttili, che con Galapaghost firma un pezzo scritto a quattro mani: ‘Trembling Happiness‘, ballata di grande impatto dai contenuti estremamente raffinati e mai scontati. Questa seconda opera del ragazzo adottato da Austin (Texas) è senza dubbio ricca di qualità e non fa che confermare tutto quello che di buono si era già sentito fin’ora. Galapaghost si presenta come uno dei migliori prospetti nel cantautorato del nuovo milennio, con delle ottime carte da giocare e con tutti i mezzi per continuare a sfornare dischi di questa qualità e spessore.

 

(08/01/2014)

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Simone Brunini
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